Anziani in aumento: i costi cresceranno

Le medicine lombarde sono le più amare d'Italia. Almeno per chi le compra, che non soltanto deve sborsare la cifra più alta in assoluto, ma si vede anche destinare dallo Stato fondi tra i più bassi all'interno delle 20 Regioni del Belpaese. È quanto emerge da una ricerca sulla spesa farmaceutica convenzionata, realizzata dall'Agenzia per i servizi sanitari regionali, che dipende dal ministero della Salute e dalla Conferenza Stato-Regioni. Ne risulta che nel 2006 il governo ha destinato 285 euro per le medicine di ogni residente nel Lazio e soltanto 179, oltre 100 euro in meno, per quelli della Lombardia. E per compensare la differenza gli abitanti della nostra regione hanno dovuto mettere mano al portafogli e pagare di tasca loro il 7,1% della spesa complessiva, contro lo 0,7% di chi vive nel Lazio. Peggio di noi, nella classifica degli investimenti statali per i farmaci, stanno soltanto il Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano, rispettivamente con 170, 162 e 134 euro pro capite. Mentre tra i «superfavoriti» nella destinazione delle risorse pubbliche ci sono Sicilia (261 euro), Calabria (260), Liguria (238) e Puglia (229).
Come quota che in percentuale devono pagare i cittadini però battiamo tutti, con un 7,1% paragonabile solo alle cifre, sempre alte, di Piemonte (6,9%), Veneto (6,5%) e provincia di Bolzano (6,1%). Ben 11 le regioni italiane dove chi compra medicinali in farmacia deve tirare fuori soltanto pochi centesimi: Lazio, Sardegna, Valle d'Aosta e provincia di Trento (0,7%), Friuli-Venezia Giulia (0,8%), Calabria, Abruzzo, Marche, Umbria, Emilia-Romagna e Toscana (0,9%). Ma il dato più significativo è chi già paga più degli altri deve pagare sempre più caro, mentre chi non tira fuori che pochi spiccioli nel tempo tende a versare sempre meno. Nel 2006 i lombardi hanno sborsato lo 0,5% in più rispetto al 2005, mentre nel primo semestre di quest'anno la percentuale è salita ancora del 6,6%. Mentre tra 2005 e 2006 la cifra è crollata nel Lazio (-76,5%), in Calabria (-75,7%), in Puglia (-51,2%) e in Sicilia (-19%).
Colpa soprattutto dell'abolizione del ticket, cancellato con un colpo di spugna dal governatore Piero Marrazzo il primo gennaio 2006 e dal suo collega Agazio Loiero il primo settembre 2005. Portando a 11 (con Sardegna, Marche, Umbria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Valle d'Aosta e Trento) le regioni o province autonome dove non si paga il balzello. Infine dalla ricerca emerge che nel 2006 sono state 63.633.001 le ricette prescritte dai medici lombardi ai loro pazienti (33.992.271 nei primi sei mesi del 2007), pari a 6,8 per ciascuno, che fanno della nostra regione una delle più «sane» in Italia, almeno in apparenza, dopo Trento e Bolzano (6,7 e 5,3 ricette pro capite) e seguita di misura dal Veneto (6,9) Mentre quelle più «malate» risultano essere la Calabria (con 10,3 prescrizioni per residente), l'Umbria (10,2), la Sicilia (10,1) e l'Abruzzo (10).