Anziani in coppia come a casa. Ma in casa di riposo

Insieme come a casa: camera, bagno, televisore, due letti accostati, due comodini, due abat-jour, la sera un po' di buona lettura per conciliarsi col sonno e, quando gli occhi stanno per chiudersi, la «buona notte caro», «buona notte cara». Ma a casa non sono. Hanno fatto molti traslochi nella loro vita, cambiato città. Sempre uniti e uniti hanno scelto l'ultima (forse) loro residenza: la residenza protetta di Quarto Castagna dell'Opera di Don Orione. Laura e Marco, Giuseppina e Alberto. I nomi sono di fantasia, le storie reali. Storie di coppie oramai avanti con gli anni che faticano a disbrigare da sole gli impegni della vita di tutti i giorni. E poi ci sono gli acciacchi dell'età e il continuo bisogno di cure e di assistenza. La direttrice sanitaria Paola Fuliano ricorda ancora quando, fresca di specializzazione in geriatria, ha trascorso un periodo lavorativo in diverse case di riposo del Comune di Genova. «C'erano reparti maschili e femminili e se una coppia di coniugi entrava lì dentro veniva divisa, a volte alle ali estreme dell'edificio». Ma «chi offre assistenza ai malati e agli anziani non deve dimenticare lo spirito di famiglia che è il pilastro della vita», spiega il direttore dell'istituto, don Gianni Malaman, nel mostrare il reparto dedicato appunto agli anziani sposati. Tanto più che non manca chi fa come Claudia e Michele che, a dispetto degli anni, nella casa di riposo hanno trovato l'amore, si sono sposati e hanno traslocato nel reparto coppie. Di giorno si separano. Uno va in palestra per la fisioterapia, l'altro si abbandona alla magnetoterapia, agli ultrasuoni e all'elettroterapia.
Ma nell'edificio costruito nel 1934 da Don Orione su un oliveto di 70 mila metri quadrati donatogli dal conte Agostino Ravano, c'è posto per tutti, spiega don Malaman: «Il messaggio del nostro fondatore è dare la preferenza per gli ultimi, quelli che gli altri non vogliono, alle persone povere, abbandonate e afflitte da gravi sofferenze e difficoltà come anziani non autosufficienti, oligofrenici, affetti dal morbo di Alzheimer fino al reparto per i malati terminali». Per ognuno l'istituto offre la migliore assistenza possibile, non solo umana ma anche sanitaria, assicura la dottoressa Fuliano che si rifà al motto di don Orione: «Essere sempre alla testa dei tempi». E che fa dire a un lettore: «Egregio direttore del Giornale, sono andato a visitare un ospite al Don Orione di Quarto e ho trovato una struttura che dovrebbe essere un modello. Vogliamo farne un servizio che serva d’esempio?».