Anziani, poveri e divisi dopo una vita insieme

(...) Succede che, senza figli, decidi di buttarti a capofitto con la tua compagna in un’attività commerciale, nel settore dell’abbigliamento, che, per la crisi economica, ti porta al fallimento. Succede che, dall’oggi al domani, sei su una strada, senza più il becco di un quattrino e, pur mancandoti ancora pochi anni per arrivare alla pensione, nessuno ti assuma perché «troppo vecchio». E, allora, perdi la casa di tua proprietà per tamponare i debiti, chiudi l’attività commerciale, ricevi lo sfratto esecutivo e vai a bussare alla porta dei Servizi Sociali del tuo comune di residenza. Ti dicono di andare dai preti, capisci che solo lì puoi chiedere un po’ di carità cristiana. Vieni così affidato con tua moglie ad una struttura, la Caritas Diocesana, che per lo meno ti da un posto per dormire e del cibo da mangiare. Un quadretto come tanti, se non fosse che parliamo di marito e moglie, lui Angelo 62 anni, lei Carmen 60, residenti a Diano Marina. Da quattro anni, oramai, lui vive nel dormitorio maschile della Caritas diocesana con sede ad Albenga in piazza Rossi, lei invece, nella struttura protetta per donne, Casa Ada, con sede nella vicina frazione di Campochiesa d’Albenga. «Il Comune di Diano Marina non si interessa di noi. Io amo mio marito, è l’unica persona che ho nella mia vita. Ma, ad oggi, e da quattro anni oramai, viviamo da separati - racconta la signora Carmen -. Grazie all’Assessore Lettieri e al Sindaco Vaccarezza, mio marito ha potuto lavorare come necroforo al camposanto per sei mesi e come operatore ecologico per altri cinque. . Ma ora non ne posso più di stare lontano da mio marito». Quindi un forte respiro e, con un po’ di coraggio, l’appello finale dei coniugi Ferrari: «Facciamo appello al mio Comune, a Diano Marina, e al nostro sindaco, Angelo Basso, per poter tornare a vivere insieme. Ci pesa allontanarci alla sera l’uno dall’altra, aiutateci siamo disperati!».