Anziani uccisi in casa: conoscevano l’assassino

Gli inquirenti escludono la rapina e la criminalità organizzata. Sotto torchio i familiari

Mariateresa Conti

da Barcellona Pozzo di Gotto (Messina)

Li hanno trovati in una pozza di sangue, a pochi metri l'uno dall'altro, nella loro abitazione. Letteralmente massacrati, le teste fracassate con un corpo contundente metallico, l'attizzatoio del camino, o forse un martello. In casa, apparentemente, tutto a posto, segno con ogni probabilità, che conoscevano il loro assassino.
È giallo a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) per l'uccisione di una coppia di anziani, Lorenzo Mangano e Fortunata Biondo, entrambi di 77 anni. I due coniugi - molto conosciuti perché titolari di un caseificio - sono stati uccisi nella loro abitazione, al piano terra di una palazzina alla periferia di Barcellona, nel rione Sant'Antonio. Nello stesso edificio abitano anche i quattro figli della coppia (tre femmine e un maschio), con le rispettive famiglie. Nessuno, però, ha sentito nulla. Un omicidio anomalo, a parere degli inquirenti, che escludono la rapina o un raid della criminalità organizzata. Piuttosto, l'ipotesi privilegiata è quella della pista interna: un familiare, o qualcuno amico della coppia, che potrebbe aver ucciso per motivi di interesse, l'unico possibile movente, almeno allo stato attuale delle indagini. Qualcosa di più si saprà oggi, dall'autopsia disposta dal Pm Olindo Canali, che si occupa del caso. È infatti incerto sia l'orario della morte - apparentemente martedì sera, ma potrebbe anche essere spostato alle prime ore del mattino di ieri - sia l'esatta arma del duplice delitto. L'attenzione della scientifica è concentrata in particolare sugli attrezzi in ferro del camino: l'attizzatoio, o forse la paletta utilizzata per togliere la cenere. L'intera palazzina è stata posta sotto sequestro, mentre gli interrogatori procedono senza sosta.
I due cadaveri sono stati scoperti ieri mattina. È stata una delle figlie a dare l'allarme. La donna, dopo aver tentato invano di mettersi in contatto con i genitori, ha capito che doveva essere accaduta qualcosa di grave, ed è entrata con le sue chiavi. Davanti a lei, uno spettacolo raccapricciante. Il padre era in soggiorno, nei pressi del camino, riverso a terra in una pozza di sangue col cranio fracassato. La madre davanti ai fornelli, nell'angolo cottura, anche lei in una pozza di sangue. Morti, entrambi. Apparentemente senza un motivo.
La rapina è stata subito esclusa dagli inquirenti. In casa, infatti, non ci sono segni di effrazione, e soprattutto non manca nulla. Gli investigatori sono convinti che la coppia conoscesse l'assassino, ipotizzano addirittura che chi ha ucciso potesse avere le chiavi. L'assassino, dunque, potrebbe essere entrato dalla porta principale, oppure da una porta interna che dà nella scala dello stabile, e che potrebbe essere stata lasciata aperta.
Per tutta la giornata di ieri si sono susseguiti gli interrogatori dei figli e dei generi, nel tentativo di ricostruire il contesto in cui il delitto è maturato e le ultime ore di vita della coppia. Il movente, allo stato attuale, sembra portare alle attività di Lorenzo Mangano, un piccolo caseificio vicino Barcellona, a Mazzarà Sant'Andrea, e una società di commercializzazione di insaccati in contrada Lacco, nel comune di Meri. Del caseificio «Loma» Lorenzo Mangano era il titolare. Con lui lavorava il figlio, Antonio, come amministratore, e la piccola società dava lavoro a circa 12 persone, tra cui alcuni familiari. Dai primi interrogatori è emerso che negli ultimi tempi c'erano stati in famiglia dei dissidi, relativamente alla gestione delle due attività e in generale del patrimonio, cospicuo, dei due anziani. Gli inquirenti stanno cercando di capire quale fosse la consistenza di questi dissapori, e se fossero talmente gravi da sfociare nel duplice delitto.