Anziani uccisi, sotto torchio i figli

Interrogati nella notte i familiari. È la paletta del camino l’arma del delitto

Mariateresa Conti

da Barcellona (Messina)

Diventa sempre più intricato il giallo dell'uccisione di Lorenzo Mangano e Fortunata Biondo, la coppia di anziani di Barcellona Pozzo di Gotto trucidata martedì notte nella propria abitazione. La pista familiare, o comunque l'omicidio compiuto da qualcuno che conosceva bene le vittime, resta sempre quella principale. Ma i lunghi interrogatori cui sono stati sottoposti in nottata e ieri i quattro figli della coppia e altri familiari non sono, sostanzialmente, approdati a nulla. Si corre contro il tempo, nella speranza di trovare tracce organiche che possano inchiodare l'assassino alle sue responsabilità. Ma col passare del tempo scema anche l'ottimismo iniziale, che faceva presagire una soluzione-lampo. «Se questo omicidio - dice un investigatore - non si chiarisce entro le prossime 48 ore, sarà molto difficile individuare l'assassino».
Eppure, almeno inizialmente, lo scenario sembrava profilarsi abbastanza semplice. Troppe le stranezze, indicative tutte - a parere degli inquirenti - del fatto che l'assassino fosse qualcuno che i due anziani conoscevano bene: nessun segno di effrazione, il fatto che i coniugi lo abbiano ricevuto in cucina. Altro dato anomalo: nessuno, nella palazzina, ha sentito nulla. Eppure, nell'edificio - ora sgomberato e posto interamente sotto sequestro - abitano, oltre le vittime, i figli della coppia con le rispettive famiglie. Possibile che i due anziani, massacrati con un oggetto contundente metallico - si pensa alla paletta utilizzata per togliere la cenere dal camino - non abbiano urlato? E possibile che nessuno abbia sentito nulla? Mistero.
Ad avvalorare la pista interna, la conferma, arrivata pure dagli interrogatori, del fatto che in famiglia c'erano non pochi contrasti sulla gestione del patrimonio - davvero ingente - nella disponibilità dei due anziani. La coppia possedeva un caseificio nella vicina Mazzarà Sant'Andrea (gestito da Lorenzo Mangano e dall'unico figlio maschio, Antonio), un salumificio, e anche numerosi immobili. Di loro proprietà era la palazzina in cui abitavano con i figli. E pure loro era la palazzina adiacente, affittata per uffici. In prospettiva c'era anche l'ipotesi di dar vita ad un agriturismo. Insomma, tanti elementi che avevano creato, in famiglia, una serie di dissapori. Gli interrogatori di figli, generi e nipoti, pur confermando lo scenario di contrasti, non hanno fatto però emergere elementi consistenti. Anzi, messi a confronto, i familiari non sono entrati in contraddizione.
Ieri è stata eseguita l'autopsia sulle vittime, che non ha dato risultati significativi, almeno nel determinare l'esatta arma del delitto. L'attenzione degli esperti è concentrata in particolare sulla paletta del camino. L'attrezzo, però, è rimasto a lungo nella cenere calda, ed eventuali tracce potrebbero essere state cancellate.