«Anziano e in salute: è l’ideale Ma i soldi c’entrano ben poco»

«Sicuramente non si tocca la felicità quando si è giovani, perché la felicità dipende dal desiderio e il desiderio aumenta con gli anni». Luciano De Crescenzo, filosofo e scrittore classe 1928, non ha dubbi: la gioia di vivere cresce con il passare del tempo e raggiunge il suo apice in tarda età. Ma il benessere non c’entra.
Quando è stato più felice?
«Sicuramente dopo i 65 anni. Perché da giovani si ha l’impressione di avere già tutto, il desiderio è meno intenso e senza desiderio la felicità è impossibile. Le faccio un esempio. Prima di superare gli “anta”, ho avuto molte donne. Dopo, non avendole, le ho desiderate e questo è molto più bello. Allo stesso modo, da ragazzi non ci si accorge di quanto sia importante la salute, la si dà per scontata: quando invece una persona invecchia, allora sì che comincia a desiderarla. Per questo, se uno è vecchio e contemporaneamente in salute non può chiedere di più: è la condizione migliore».
La sua gioventù com’è stata?
«Eravamo poveri, mangiare era già un risultato. Litigai furiosamente per un bacio con il mio primo amore. Sono stato persino in un campo di concentramento. Eppure, penso sempre alla gioventù come a un periodo bello. Come mi piacerebbe tornare a quei tempi!»
Ma lei ha appena detto di essere stato più felice dopo i 65 anni.
«Sì, perché solo da anziani capiamo davvero il valore di quello che ci capita, e che ci è capitato. Da ragazzo per poco non sono andato al fronte, quando è scoppiata la guerra mi mancavano pochi mesi per avere l’età giusta. Solo ora mi rendo conto di quanto sono stato fortunato».
Non pensa che nella maggiore felicità di una persona anziana pesi anche il benessere raggiunto?
«Guardi, io so solo una cosa: la felicità consiste nel desiderio, se hai tutto non puoi essere felice».