Anziano seviziato e ucciso in casa

Individuato solo uno dei banditi che aggredì l’uomo per una inesistente vincita al lotto

Il Pm Edi Pinatto ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per Michele D'Addato, 49 anni, originario di Cerignola (Foggia) accusato, con complici mai identificati, di un feroce omicidio per rapina commesso due anni fa a Corsico. Vittima un pensionato di 67 anni, Pietro Perna, trovato in casa legato e imbavagliato, morto per asfissia. Era stato seviziato dai rapinatori, convinti che avesse vinto una grossa somma al lotto, della quale volevano impadronirsi. L’uomo, che fu anche violentato, morì a causa di un fazzoletto infilato nella bocca. Dall’appartamento erano stati poi portati via un televisore, un videoregistratore e un telefono cellulare.
Pietro Perna, viveva in un bilocale in via Marzabotto 6, poco distante da dove abitava Chiara Marino, uccisa a soli 17 anni dalle Bestie di Satana. Si era rifugiato nell'alloggio di proprietà dell’Aler dopo aver chiuso le sue attività, tra un mare di debiti, ed essersi separato dalla moglie, con cui erano rimasti i suoi tre figli. Un anno prima della morte infine era anche stato colpito da un ictus che l’aveva praticamente reso un mezzo invalido. Sua unica compagna una donna romena di 52 anni, che l’uomo ospitava. Risultata però completamente estranea all’aggressione in quanto era rientrata al suo Paese due mesi prima del delitto.
Delitto originato dal fatto che in zona si era sparsa la notizia che l’ex tipografo avesse vinto un grossa somma al lotto. Per questo la sera dell’11 agosto 2004 fu aggredito da un gruppo di balordi che lo torturano per farlo «parlare». Poi, dopo averlo persino violentato, lo legarono, lo buttarono sul letto, infilandogli un fazzoletto in bocca affinché non urlasse. Infine, i banditi se ne andarono dalla finestra portando un televisore, un videoregistratore e un telefono cellulare.
Il giorno dopo i figli lo cercarono inutilmente, chiamandolo più volte al telefono. Alla fine andarono a vedere cosa gli fosse successo e lo trovarono senza vita, l’appartamento a soqquadro, i cassetti all’aria. Intervennero i carabinieri che in breve individuarono il presunto assassino, appunto Michele D'Addato, che però in tutto questo periodo non ha mai fatto i nomi dei complici che, sostengono gli inquirenti, lo avrebbero aiutato nella brutale aggressione.