Anziano ucciso a Napoli: fermati due rom uno ha solo 14 anni

NapoliSono stati incastrati dal cellulare della vittima, in possesso di un rom, che ha permesso agli investigatori di individuarli e catturarli. Teodor Florin Milea, 25 anni, e il 14enne C.F.H, sposato e in Italia da un anno, devono, adesso, rispondere dell’omicidio di Salvatore D’Angelo, il 78enne trovato agonizzante martedì nella sua casa di Posillipo, dopo un tentativo di rapina, e deceduto immediatamente dopo il ricovero in ospedale.
I due aggressori avevano immobilizzato l’uomo, legandolo a una sedia con due cinture dopo averlo ripetutamente percosso. La vittima era stata trovata in fin di vita da un vicino di casa e inutile era risultato il trasporto in ospedale.
Secondo la ricostruzione compiuta dalla polizia, il minorenne aveva venduto il telefonino e una catenina del pensionato a un rom che era stato intercettato e successivamente interrogato. E agli inquirenti aveva indicato in C.F.H il ricettatore. Il 14enne, ai magistrati, ha confessato tutto portando alla luce una squallida storia di sfruttamento sessuale: in cambio di qualche faccenda domestica nell’alloggio di Marechiaro, infatti, il ragazzino si sarebbe «concesso» diverse volte all’anziano. Un’abitudine che, stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe avuto anche con altri uomini. Tutto questo, secondo quanto filtrato, sarebbe avvenuto anche prima dei 14 anni. In tal caso, D’Angelo avrebbe dovuto rispondere, in base alla legislazione vigente, di violenza sessuale su minore. Ma C.F.H., a un certo punto, aveva «tradito» il 78enne, portando con sé anche Milea, conosciuto come un tipo piuttosto violento (avrebbe ripetutamente minacciato anche il 14enne): dalle indagini, infatti, è venuto fuori che era già stato autore di una rapina ai danni della vittima, costretta addirittura al ricovero nella Clinica Mediterranea di Napoli. E, a legittimare tutto ciò, anche la reazione del 25enne alla vista della polizia: Milea ha tentato di lanciarsi da un cavalcavia per sfuggire alla cattura ma gli agenti sono stati pronti a bloccarlo e a tirarlo su per i polsi, quando già penzolava nel vuoto.
Intanto, un appello a non criminalizzare i rom (i due arrestati vivevano in un campo allestito nella periferia Est del capoluogo campano) arriva dal procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore: «Non tutti i rom sono cattivi - afferma il magistrato - come non tutti i napoletani lo sono, questa è una cosa che non deve essere assolutamente dimenticata. Non enfatizziamo adesso gli atti commessi da questi due romeni, che risponderanno alla giustizia per quanto accaduto. Bisognerà evitare di prendersela con tutti i rom perché, ripeto, non tutti sono pericolosi. Bisognerà assolutamente evitare che la gente, quando incontra un rom per strada, gli dia addosso per il solo timore che possa accadere qualche cosa. Questa sarebbe la cosa peggiore da fare». Parole, quelle di Lepore, che nascondono il timore che a Napoli possano riesplodere fenomeni di intolleranza come quelli avvenuti lo scorso anno nel quartiere di Ponticelli, quando un intero campo fu sgombrato dalla polizia dopo che alcune abitanti del posto, armati di molotov e spranghe di ferro, diedero vita a raid vandalici per mandare via i nomadi. Le tensioni erano esplose dopo che una donna aveva denunciato il tentativo di rapirle la figlia da parte di una zingara introdottasi furtivamente in casa: episodio che aveva esasperato ulteriormente gli animi in una delle zone socialmente più degradate di Napoli.
Venerdì, esponenti del Popolo della libertà e dell’associazionismo avevano organizzato una fiaccolata per la legalità proprio a Posillipo, chiedendo più controlli da parte delle forze dell’ordine che, prima dell’omicidio D’Angelo, era stato scosso dalla duplice uccisione dell’imprenditore Franco Ambrosio e di sua moglie Giovanna Sacco, nella loro villa, avvenuta a opera di tre romeni molto giovani.