Anzola, il paese dell’urna impazzita

Secondo i dati del Viminale, nella città più ulivista del Bolognese un elettore su quattro ha messo la croce alla Camera ma non al Senato

da Milano

«Nel Pci mi educarono ai brogli». Così parlò Claudio Velardi nel suo libro L’anno che doveva cambiare l’Italia, edito da Mondadori. L’ex dirigente Pci, poi braccio destro di Massimo D’Alema fino al 2000, una volta chiuse le urne 2006, che consegnarono una striminzita vittoria a Romano Prodi, ammise che la «tratta delle bianche» era una delle materie di studio nella scuola del Pci.
«Inventore» del quotidiano Il Riformista nel 2002, oggi Velardi è un manager di successo delle società di lobby Reti e di marketing politico Running. Da poche settimane lavora al fianco di Antonio Bassolino per cercare di ripulire l’immagine del governatore della Campania dalle tonnellate di monnezza fumante. La sua ultima iniziativa da assessore al Turismo è una «campagna di comunicazione per dimostrare che le informazioni veicolate dai media sulla situazione campana erano vere solo in parte».
Di vero al 100% c’è sicuramente lo spaccato che emerge dalle pagine del suo libro, che oggi appare un vero e proprio «tesoretto» da spendere in campagna elettorale. «Correva l’anno 1972 - si legge a pagina 169 del libro - conclusa l’assemblea ufficiale, ebbi anche il battesimo del fuoco. Il compagno Rubino, anziano militante della sezione 1° maggio, mi avviò al master in militanza mettendomi uno spezzone di matita tra il medio e l’anulare. Lo avrei utilizzato alla prima scheda bianca intercettata». La prima di tante, viene da chiedergli. Peccato che il suo cellulare squilli più o meno a vuoto da due giorni.
Il legittimo sospetto di turbativa del voto che viene agitato dal leader del Popolo della libertà, Silvio Berlusconi, trova ulteriori conferme nell’amarcord di Velardi. Che in un altro passaggio ricorda le «lezioni» nella scuola di Botteghe Oscure, dove ha imparato leggi, regolamenti e soprattutto buone maniere: «Cercate subito di capire qual è lo scrutatore fascista, quale il democristiano, simpatizzate, fate amicizia, costruite delle alleanze. Sono decisive per assegnare le schede contestate, comunque per creare un clima favorevole a noi». Parole poco rassicuranti, se pronunciate da chi è cresciuto nel mito del motto staliniano «non conta chi vota, conta chi conta i voti». C’è da sperare che tra 10 giorni il meteo dentro i seggi sia meno clemente.
felice.manti@ilgiornale.it