Un aperitivo da «Cotton club» per il tributo a Fathead Newman

L'appuntamento previsto era tale da mettere d'accordo tutti gli intenditori di musica afro-americana, quelli che prediligono la modernità tout court e quelli che amano il solco principale del jazz, che nella sua attualità non dimentica la tradizione. Basti la formazione: David Fathead Newman sassofoni e flauto, Frank Wess sax tenore e flauto, Kirk Lightsey pianoforte, Reggie Johnson contrabbasso e Alvin Queen batteria, scritturati per l'unica data europea. Ma si è messa di traverso la malasorte: David Newman, gravemente malato, ha dovuto dare forfeit un mese fa e ieri è sopraggiunta la notizia della sua morte. Scompare con lui un sassofonista-flautista elegante e dinamico, sottilmente melodico e intriso dello spirito del blues. La direzione di Aperitivo, nelle settimane scorse, aveva già provveduto a un'opportuna sostituzione scegliendo il trombonista settantenne Slide Hampton, coetaneo di Newman e analogo a lui nello stile e nella raffinatezza del timbro, malgrado la diversità degli strumenti. È risaputo inoltre che Hampton, dalle nostre parti, è assai più conosciuto del suo sfortunato collega. Ovviamente il resto del gruppo non subisce.
Non c'è dubbio che il concerto perda un punto di vivo interesse come il confronto fra due compioni del sassofono e del flauto quali Newman e Wess. Ma con Hampton si arricchisce la tavolozza dei colori mentre il dialogo melodico dei fiati rimane inalterato. Non si dimentichi che Hampton è stato ed è tuttora un maestro dell'arrangiamento e della moltiplicazione degli effetti strumentali. Il programma di sala ricorda giustamente che il trombonista ammette di aver appreso da giovane questo tipo di procedimento nel quintetto dei Jazz Messengers di Art Blakey: «Ebbi l'occasione di ascoltare il gruppo di Blakey che allineava tromba, trombone e sassofono. Sembrava una vera big band: la concezione della scrittura non era la stessa che insegnavano nelle classi di arrangiamento». E così riuscì a scrivere nel modo dei Messengers, raggiungendo sonorità più piene e più ricche che poi realizzò in pieno nel suo celebre ottetto.Il settore più attuale del gruppo che si esibisce domani al Teatro Manzoni è senz'altro la sezione ritmica, un termine che però in questo caso è riduttivo, sebbene si tratti del classico sodalizio del pianoforte, del contrabbasso e della batteria. Il pianista Kirk Lightsey vanta nella sua carriera collaborazioni e registrazioni con Chet Baker, Sonny Stitt, Freddy Hubbard, Don Cherry, Lester Bowie, Charles Tolliver che ne hanno apprezzato all'unanimità la bellezza del tocco e gli echi impressionistici. Reggie Johnson, contrabbassista insigne, è uno dei vrtuosi più ricercati e contesi dell'ambiente del jazz americano. Alvin Queen è da trent'anni cittadino europeo, poiché vive dal 1979 e Ginevra, dove non soltanto non ha perduto una sola occasione di lavoro per concerti e registrazioni discografiche, ma al contrario le ha raddoppiate.