Aperta un’inchiesta sui gatti del San Carlo

La denuncia dei Nas: «Presenza intollerabile, pazienti a rischio». Da anni la direzione ospedaliera lotta contro Provincia e animalisti

Gli ottanta gatti che assediano il San Carlo finiscono in Procura. Contestazione di reati a parte, «sono da definire», il procuratore aggiunto Nicola Cerrato ha chiesto ai Nas una relazione sulla presenza della nutrita colonia di gatti all’interno dell’ospedale.
Relazione che gli uomini del Nucleo antisofisticazione e sanità hanno già messo nero su bianco, dopo l’ispezione avvenuta martedì mattina nel nosocomio di via Pio II. E, sorpresa, allegati alla relazione dei Nas ci sono pure chili di documenti fotocopiati che provano come il rapporto San Carlo-gatti sia problema arcinoto alle istituzioni locali. Peccato che la battaglia del San Carlo contro i gatti - «la cui presenza non può più essere tollerata (...) persino all’undicesimo piano del nosocomio sono stati trovati escrementi» recita una nota della direzione di qualche anno fa - abbia sempre cozzato contro gli ostacoli frapposti dalla Provincia di Milano e dall’ente nazionale protezione animali.
Un esempio? L’ennesima rispostina che l’ufficio diritti animali dell’amministrazione provinciale guidata dal diessino Filippo Penati ha spedito alla direzione generale del San Carlo: «La priorità va data all’igiene. Ci pare, però, che la presenza dei gatti non solo possa essere tollerata, ma possa essere anche un valido aiuto a tenere lontani altri animali». Tesi sorprendenti quelle fornite dall’ufficio di via Vivaio che, secondo l’assessore Pietro Mezzi, dovrebbe «favorire un corretto rapporto tra tutti gli esseri viventi», oltre che «coordinare i Comuni della provincia fornendo gli elementi per la costituzione di appositi uffici locali e per l’approvazione di delibere e ordinanze per disciplinare la gestione della vita tra uomo e animali». Obiettivi che quel virgolettato allontana, col risultato dicono i Nas che «i gatti del San Carlo non sono stati vaccinati», che «possono trasmettere malattie serie» e, last but not least, che «la puzza di urina dai sotterranei sale anche ai piani superiori». Risultati che secondo l’assioma della Provincia, «la presenza dei gatti (deve) essere tollerata», vanno sopportati.
Sì, in un ospedale vanno sopportati gli animali che non sono vaccinati e che possono trasmettere malattie. La conferma arriva da Edgar Mayer, promoter dell’asssociazione ambientalista Gaia e consulente di Palazzo Isimbardi, che infatti mette nel mirino la nuova dirigenza del San Carlo: «La presenza di quei gatti non è stata mai un problema. Fino a poco tempo fa nessuno aveva mai detto nulla. Anzi, la precedente dirigenza aveva perfino dato un pass a chi (una signora, ndr) gli portava da mangiare. La mia particolare impressione è che lì, al San Carlo, sia successo qualcosa di strano da quando è cambiata parte della dirigenza. Ora la presenza di quei gatti è diventata un dramma». Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.
Ma lo stupore non finisce qui. Sorprendente è anche la nota diffusa ieri dall’Enpa, dove si invitano i milanesi a «non stupirsi» della presenza della colonia di randagi al San Carlo perché «in ogni complesso urbano che offre spazi di rifugio e disponibilità di cibo si trovano colonie di gatti randagi». Sintesi di due paginette dove si certifica che «la presenza di gatti randagi non è di per sé motivo o causa di un inconveniente igienico» e, anzi, dove esistono «forme normalissime di convivenza tra animali e persone» si determinano «esperienze positive». Valutazioni che si commentano da sole e che, secondo l’Enpa, dovrebbero evitare «la creazione di barricate tra chi vuole tutelare gli animali e chi ha a cuore la salute delle persone e l’igiene dei luoghi».
Che aggiungere? Gli ottanta gatti che assediano il San Carlo saranno «allontanati», assicura l’assessore regionale alla Sanità, Alessandro Cè: «Provvedimento cogente perché la situazione è improrogabile». Decisione assunta dalla Regione che già in passato aveva tentato di risolverlo «andando però incontro alla resistenza dura degli animalisti e della Provincia di Milano». «Resistenza» di chi non comprende che gli animali in ospedale, come dice il ministro Livia Turco, non ci devono stare: questione di rispetto dei malati e pure degli stessi animali.