Apollonio

Era probabilmente originario della Grecia (oppure dell’Asia Minore) ed era un senatore romano. Era cristiano e nell’anno 185 venne denunciato come tale da un suo schiavo al prefetto. Questi, dopo averlo sommariamente interrogato, lo fece scortare in Senato, unico competente a giudicare uno dei suoi membri. Apollonio, che era uomo di grande cultura, pronunciò la sua orazione di difesa davanti all’augusto consesso. I senatori lo ascoltarono con rispetto e attenzione. L’arringa proclamò la superiorità morale del cristianesimo sull’idolatria pagana e ci è stata tramandata sia in greco che in armeno. Apollonio parlò della concezione cristiana della morte e della vita, mostrando come la speranza ottimistica da esso portata non avesse paragoni nel vecchio paganesimo. Soprattutto, il Dio unico, padre e pieno d’amore per gli uomini, rendeva superati e mostrava in tutta la loro inanità gli idoli di marmo e bronzo. Parlarono di Apollonio sia lo storico Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica sia s. Girolamo nel suo catalogo di Uomini illustri. Sebbene l’apologia del cristianesimo pronunciata da Apollonio davanti al Senato sia una delle più incisive tra le esposizioni del genere pervenuteci, il santo venne trovato colpevole di praticare una religio illecita, condannato a morte e decapitato. Ora, lo spazio rimasto ci permette di segnalare alcuni libri: Alberto Rosselli, L'olocausto armeno, e Benigno Roberto Mauriello, La guerra civile spagnola (entrambi Solfanelli); Lodovico Ellena, Le pagine ritrovate della Resistenza e Le pagine strappate della Resistenza (Tabula Fati).