Appalti e cantieri della Tav, a processo il boss della 'ndrangheta

Rinviato a giudizio Marcello Paparo, considerato a capo di una cosca che aveva messo le mani sul sistema del movimento terra e sui lavori per l'Alta velocità

Era considerato il re del movimento terra, il padrone dei cantieri con un'occhio alla Tav. Per lui, ora, inizierà il processo. Oggi, infatti, è stato rinviato a giudizio il presunto boss della 'ndrangheta Marcello Paparo, figlio del defunto Domenico, ritenuto il promotore di un'associazione per delinquere di stampo mafioso nota come la «drina dei Paparo» e sgominata con gli arresti eseguiti dai carabinieri lo scorso 16 marzo. Una cosca che, in base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Mario Venditti, si era infiltrata nel sistema degli appalti del movimento terra nella zona di Monza e di quelli per l'alta velocità ferroviaria tra Pioltello e Pozzuolo Martesana. L'inchiesta era partita dopo l'attentato di cui Paparo era stato vittima il 4 ottobre 2004. Quel giorno ignoti hanno sparato colpi di arma da fuoco contro la sua Mercedes a Cologno Monzese e contro un'abitazione prospiciente che ritenevano erroneamente di sua proprietà. Secondo gli inquirenti, era lui l'obiettivo dell'attentato, in un momento in cui la faida tra le famiglie Nicoscia e Arena dell'Isola di Capo Rizzuto era al culmine. Faida che si concluderà solo nel novembre 2006 dopo aver mietuto vittime illustri come Pasquale Nicoscia dopo la nomina a capo della famiglia Arena, mal digerita da alcuni rappresentanti della famiglia. Paparo in Lombardia si era invece dato da fare per stabilire rapporti con le varie famiglie, evitando guerre sanguinose secondo la logica «business is business» per cui spartiva con tutte il lavoro nel settore del movimento terra nella zona procurato attraverso le intimidazioni. Il giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Vanore oggi ha disposto il processo per lui e per altre 13 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, tentato omicidio, estorsione. Per un imputato, invece, è stato disposto il non luogo a procedere. Per altri 8 che invece avevano chiesto il giudizio con rito abbreviato, il gup ha emesso due sentenze di condanna a 4 anni e 8 mesi di carcere per associazione mafiosa e 6 assoluzioni. Nel procedimento si è costituita parte civile l'azienda di grande distribuzione Sma di Segrate (Milano) proprio contro Marcello Paparo, lamentando di aver subito «un danno economico». Paparo, secondo l'accusa, gestiva di fatto nel 2006 le attività di facchinaggio di una cooperativa che lavorava per conto della Sma. L'azienda però aveva deciso di rescindere il contratto, contattando un'altra impresa, e il presunto boss, insieme ad alcuni dipendenti della cooperativa, aveva impedito all'azienda di lavorare bloccando l'ingresso ai magazzini.