Appalti e frode: 34 indagati, anche due sindaci

Avrebbero favorito la società Arcalgas nelle gare pubbliche per l’aggiudicazione delle forniture del gas nei rispettivi comuni. Per questo, due sindaci, Pietro Tambini e Giuseppe Zanoni, primi cittadini di Bardi (Parma) e Robecco sul Naviglio, l’ex sindaco di Bresso Giuseppe Manni e quindici assessori ed ex dei tre Comuni, sono indagati nell’ambito di un’inchiesta della Guardai di Finanza coordinata dai pubblici ministeri Sandro Raimondi e Maria Letizia Mannella.
In tutto sono 34 le persone accusate, a vario titolo, di abuso d’ufficio, turbativa d’asta, frode nella pubblica fornitura e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Oltre agli esponenti politici, sono coinvolti funzionari e dirigenti comunali che hanno fatto parte delle commissioni aggiudicatrici nelle gare e consulenti esterni delle stesse commissioni. La procura ha inoltre interdetto dalle contrattazioni per i prossimi sei mesi Agostino Covati, presidente di Arcalgas. Quest’ultima si sarebbe aggiudicata le forniture ai danni di altre società, tra le quali Enel Gas.
Al centro delle indagini, durate circa due anni, ci sono tre appalti da decine di milioni di euro tra il 2006 e il 2007 per la distribuzione del gas, in un caso fino al 2019. Oltre ai rispettivi sindaci, sono indagati quattro assessori del comune di Robecco, sette di Bresso e quattro di Bardi, in provincia di Parma.
La contestazione di omissione di cautele contro infortuni sul lavoro si riferisce al fatto che Arcalgas non avrebbe adottato gli odorizzatori, gli strumenti che permettono di sentire l’odore del gas, in caso di perdite, mettendo così a rischio l’incolumità dei lavoratori.
Tra le prove contenute nel provvedimento di interdizione firmato dal giudice per le indagini preliminari Bruno Giordano, ci sono intercettazioni, ritenute molto significative dagli investigatori e prove documentali.