Appalti truccati, droga e rifiuti: la mafia invade le regioni rosse

In Toscana come in Emilia Romagna le cosche puntano alle gare delle amministrazioni locali. In Umbria Lega e Pdl organizzano fiaccolate anti-racket: "Ma c'è un clima pesante"

Roma Se facevano un certo effetto le immagini del vertice della ’ndragheta nei circolo «Falcone-Borsellino» di Paderno Dugnano, un bel conclave di una ’ndrina in un bar nella rossa Emilia Romagna non deve essere da meno, così come un incendio doloso a un cantiere edile toscano che ha sgarrato o un morto di mafia a Modena. Una prova video di come la criminalità organizzata riesca ad agire allo scoperto, non nel Sud e nemmeno tra i «cattivi» del nord, ma nelle regioni politicamente corrette, la diede anni fa, senza suscitare troppo clamore, Bruno Vespa. Aveva mandato i suoi cronisti a seguire il caso Meredith e si ritrovò un’altra notizia sotto il naso: spaccio di droga in grandi quantità, a cielo aperto e in pieno centro a Perugia. Roba da controllo del territorio, anche agli occhi di un profano.
Piccola criminalità secondo la vulgata locale, malavita organizzata, secondo le opposizioni di centrodestra, tanto che nella piccola regione si è realizzato uno schema che è esattamente l’opposto di quanto denunciato da Saviano. Lega Nord e Pdl hanno preso l’iniziativa politica contro la criminalità, anche promuovendo una fiaccolata per le vie del capoluogo umbro. «Un momento importante, eravamo circa 250, chiedevamo di cacciare spacciatori e criminali dalla regione», spiega Gianluca Cirignoni, consigliere regionale del Carroccio. Il bello è che l’accoglienza non è stata calorosa. «C’era tensione, eravamo protetti da un cordone di forze dell’ordine perché c’era il rischio di aggressioni e contestazioni che sono regolarmente arrivate», ricorda Fiammetta Modena, coordinatrice regionale del Pdl. Carroccio e Pdl si sono fatti promotori della istituzione di una commissione antimafia al consiglio regionale umbro, l’hanno spuntata e ora annunciano battaglia.
Qualche difficoltà la incontreranno, perché quello che Saviano ha detto a proposito degli italiani del Nord, restii ad ammettere che mafia, ’ndrangheta e camorra sono ovunque, nelle regioni rosse è un problema noto da anni. Sono decenni che le mafie hanno scelto Centro Italia per i loro affari, per riciclare e, più recentemente, vincere gli appalti. Ma è difficile che se ne parli.
Lo aveva documentato lo storico Enzo Ciconte, che, prima di teorizzare la «’ndrangheta padana» (e a lui che si è ispirato Saviano) spiegava come anche in Toscana, persino negli anni Novanta, quelli della mafia stragista che colpì anche Firenze con la bomba ai Georgofili, ci fosse una resistenza in particolare tra le «categorie maggiormente legate al turismo che avvertivano come un pericolo alla loro stessa sicurezza economica, ai loro affari il solo parlare di mafia». Un allarme omertà nelle regioni rosse può sembrare una stramberia a chi non le conosce, ma è una certezza per gli inquirenti dell’emilia Romagna come emerge in un servizio del Venerdì di Repubblica dedicato a Reggio Emilia: 63 cosche e attentati intimidatori. Cifre, rileva il settimanale, che fanno pensare a Reggio Calabria. Non va meglio in Toscana, dove recentemente sono state smantellate strutture dei Casalesi (che insieme ai Mallardo acquistano terreni e aziende tra Pisa e Arezzo), attivi anche in Umbria e in Emilia Romagna, dove si sono saldati con la criminalità etnica. Toscana ed Emilia sono citate spesso nelle cronache degli arresti della Cosa nostra etnea. Le agenzie stampa danno conto di aziende con base a Bologna, Modena, Reggio Emilia e Firenze, chiuse per mafia. I giornali un po’ meno.
Il giro degli affari mafiosi nella sola Toscana si aggira tra i 10 e i 15 miliardi di euro, secondo una stima della Fondazione Caponnetto. Quando fu presentato l’ultimo rapporto i responsabili dell’associazione denunciarono come pochi giorni prima fosse stata arrestata una persona vicina a Messina Denaro e smantellato un consorzio di 23 aziende fiorentine in odore di mafia, «ma nessuno ne ha parlato».
Di infiltrazioni nelle regioni rosse non ha parlato nemmeno Saviano, ha protestato Angelo Alessandri, segretario nazionale della Lega Nord Emilia, che ha da ridire anche su Ciconte: «Non è proprio lui che a fine anni Novanta, quando da tempo la Lega in Emilia denunciava le infiltrazioni mafiose, realizzò su commissione della Regione uno studio in cui si prendeva atto dell'esistenza della 'ndrangheta specie tra le province di Reggio e Parma?». Indignato anche Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza, che se la prende anche con Nichi Vendola e il suo «la Lombardia è la regione più mafiosa d’Italia». «Sarebbe bastato dire che la criminalità va dove vanno i soldi. C’è in Germania e anche negli Stati uniti, ma nessuno dice che è colpa di Obama o della Merkel». Troppo comodo, insomma, dire che la criminalità organizzata è un problema del vicino. O dell’avversario politico.