Appartamento in fiamme: un invalido muore nel rogo

Aveva una piccola mania, come un po' tutti i vecchietti: conservare qualsiasi documentazione, fatture e ricevute, ma anche giornali e libri. Due mania che forse gli sono state fatali, perché quando è partito il corto circuito, quasi sicura causa dell'incendio, le scintille hanno trovato facile esca in quella montagna di carta. Fiamme e fumo che non hanno lasciato scampo a Bruno Fasiani, 86 anni, tra l'altro con gravi problemi di movimento, per una gamba amputata. L'anziano è stato poi trovato completamente carbonizzato e sarà necessario l'esame del Dna per confermarne l'identità.
Fasiani, ingegnere, celibe e senza figli, abitava da circa quarant'anni al settimo piano di via Cesariano 8, elegante e discreta via a due passi da parco Sempione. Dai vicini viene descritto educato e gentile, quanto schivo e riservato. Tanto che quasi nessuno era riuscito a entrare a casa sua e sembra ora ricordare le visite di qualche parente prossimo. Era anche molto testardo, come capita a una certa età, e quando si è trattato di rinnovare l'impianto elettrico di tutti gli appartamenti, non è stato possibile convincerlo a fare i lavori. Tutti l'avevano visto zoppicare, ma pochi sapevano che era senza una gamba, sostituita da una protesi. Altro particolare che forse può spiegare come l'uomo non abbia neppure tentato di fuggire.
Infine la carta, una mole incredibile di carta, ricevute, scontrini e fatture, tutto conservato con estrema cura. E ancora giornali, riviste e libri, tantissimi, impilati nelle librerie che di fatto tappezzavano quasi tutte le pareti di casa. L'altra sera verso le 22 la scintilla fatale, il facile innesco in tutta quella carta e l'incendio che scoppiava improvviso e violento. Impressionanti le immagini dalla strada, con le alte lingue di fuoco che escono dalla finestra. I vigili del fuoco, hanno impiegato un paio d'ore per spegnere il rogo, che sembra non abbia comunque causato grossi danni agli appartamenti vicini. Poi, mentre il 118 assisteva due inquilini rimasti lievemente intossicati, i soccorsi entravano nell'appartamento, ridotto a un ammasso di tizzoni. Uno dei quali era proprio l'anziano proprietario.
I resti dell'ingegnere venivano portati all'obitorio, in attesa di trovare qualche parente con cui effettuare la comparazione del Dna per ottenere la conferma dell'identità. Nel frattempo i vigili del fuoco azzardavano una prima ipotesi sulle cause dell'incendio: corto circuito, scaturito proprio quel vetusto impianto elettrico che l'anziano e testardo ingegnere non voleva mai rifare.