È appassito il Boncompagni delle fanciulle in fiore

Magari l’ha fatto solo per non estenuarsi di fronte ai numeretti infausti dell’Auditel. In ogni caso, tanto di cappello a Gianni Boncompagni, il quale, chiamato ad allestire un segmento di Domenica In, ha dato forfeit dopo la prima puntata. Ha ammesso, con una punta civettuola: «Un tempo ero bravissimo a fare le domeniche popolari. Poi con il passare degli anni sono diventato più snob, adatto alla prima serata, poi alla seconda, poi alla terza». Bravo. Ma diciamo la verità. Più che snob, lo scopritore delle fanciulle in fiore, il Lattuada della tv, è semplicemente invecchiato. E invecchiando ha capito che non era più in sintonia col pubblico. Si diverta con le letterine sul Foglio, talvolta prese in prestito ai dizionari di citazioni, talvolta di conio originale. O si dedichi con rinnovata passione, anche se lo pagano pochino, a leggere e valutare sceneggiature per conto del ministero ai Beni culturali, magari andando qualche volta al cinema.
L’importante è che tenga duro e chiuda con la tv. A settant’anni passati può essere salutare distaccarsi dai consueti commerci professionali, specie se si è messo da parte qualcosa. Purtroppo lo fanno in pochi, in tutti i campi. Guardate il venerabile Monicelli: quasi novantenne smania per fare un film sulla guerra d’Africa che non andrà a vedere nessuno. È stato un sublime cinico, rischia di sperperare la sua cattiveria per umana debolezza. Recita un famoso epigramma: «Potere e non volere, è questa forse la vecchiezza: essere ancora disponibile e quasi mai disposto».