Appello di 400 docenti: difendiamo la riforma Gelmini

"Difendiamo
l’Università dalla demagogia". È l’appello al mondo accademico lanciato da un gruppo di docenti universitari e
promosso dalla Fondazione Magna Carta a sostegno della riforma

Roma - "Difendiamo l’Università dalla demagogia". È l’appello al mondo accademico lanciato da un gruppo di docenti universitari e promosso dalla Fondazione Magna Carta a sostegno della riforma Gelmini: appello che nel fine settimana ha già raccolto la sottoscrizione di oltre 400 docenti universitari. "È troppo tempo - recita l’appello - che l’Università italiana ha bisogno di una cura incisiva ed efficace. È troppo tempo che il mondo accademico aspetta una riforma capace di restituirgli il prestigio perduto. È troppo tempo che gli studenti italiani bravi e meritevoli non hanno più la possibilità di frequentare istituzioni universitarie competitive rispetto al resto dell’Europa e del mondo. Pertanto - prosegue il testo - i sottoscritti docenti universitari intendono ribadire il loro generale apprezzamento per il disegno di legge sull’Università in discussione in queste ore alla Camera".

"Per più di un motivo: perchè riorganizza e moralizza gli organi di governo degli atenei; perchè limita la frantumazione delle sedi universitarie, dei corsi di laurea e dei dipartimenti; perchè introduce norme più efficaci e razionali per il reclutamento dei docenti; perchè stabilisce regole certe e trasparenti per disciplinare i casi di disavanzo finanziario e di mala gestione; perchè fissa dei criteri di valutazione per le singole sedi universitarie e per i singoli professori; questo provvedimento rappresenta un passo nella direzione giusta per cercare di far uscire l’Università italiana dallo stato di grave prostrazione in cui essa si trova. Tutto è sempre migliorabile; anche questo disegno di legge lo è. Ma - osservano i docenti firmatari - non ci sembra nè logico nè onesto invocare la diminuzione dei finanziamenti all’intero comparto dell’istruzione, provocati dalla difficile situazione finanziaria del Paese, come una buona ragione per respingere il provvedimento. Tanto più adesso che il governo sembra si stia trovando le risorse utili per avviare il necessario processo riformatore".

"Ci sembra, inoltre, intollerabile che, dopo anni e anni di tanto sistematico quanto sterile ostruzionismo, una parte del mondo universitario e del corpo studentesco prepotente nei comportamenti ma modesto nelle dimensioni abbia saputo produrre solo una protesta demagogica fine a se stessa, dando spazio - è la conclusione dell’appello - alla violenza di piazza e contribuendo al contempo a lasciare gli Atenei italiani fermi nel loro attuale stato di crisi".