Appello a Bertone: «Salvi la nostra Maria»

(...) diventata mamma «di cuore» di una bimba che adesso rischia la vita. Una bimba di dieci anni che, come confermato da diversi medici genovesi, si ucciderà piuttosto che tornare in Bielorussia.
In tanti hanno cercato di contattare il nuovo segretario di Stato Vaticano per ottenere una parola di conforto e magari un’intercessione per Maria, la bimba di Chernobyl, protagonista tenuta in un luogo segreto per evitare il ritorno nell’orfanotrofio bielorusso dove viene sottoposta a violenza da ragazzi più grandi. L’ha chiamato il sindaco di Cogoleto, Attilio Zanetti e anche il Giornale ha cercato un canale di incontro. Magari a Roma, se a Genova ormai era impossibile.
Ma il cerimoniale del cardinal Bertone aveva già chiuso le udienze. Le ultime ore sotto la Lanterna il cardinale le ha trascorse preparando l’omelia e festeggiando insieme ai tanti genovesi che in questi anni l’hanno amato. Ha stretto mani, benedetto bambini e impartito benedizioni. «Ora il cardinale è come un capo di Stato - dicono in Curia - e non si può occupare di tutti quelli che lo cercano. Non si può nemmeno pretendere che telefoni in Bielorussia, lui adesso è a livello di Prodi. Come si fa a chiedere di parlare con Prodi?... Segue la vicenda, guarda la televisione, legge i giornali ed è pronto a dare il suo appoggio a iniziative italiane di altri».
Il sindaco Zanetti non dispera. «Il cardinale è tanto, tanto impegnato lo sappiamo - dice il primo cittadino di Cogoleto -, ma credevamo che vista la sua attenzione per i bambini, i più deboli, potesse sentire il nostro appello. In Curia hanno preso il mio numero di telefono di cellulare la scorsa settimana e mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere qualcosa... No, non li ho sentiti. Spero che non ci sia stata qualche assenza di campo... spero proprio di no».
Chiara Dagnino Bornacin e Alessandro Giusto quando sentono parlare del cardinal Bertone sorridono fiduciosi. «Noi ci siamo conosciuti negli scout - dice Chiara - e abbiamo sempre condiviso i valori dello stare con i ragazzi e trasmettere loro ciò in cui crediamo. Valori profondamente cristiani. Siamo certi che il cardinale potrà ascoltare il nostro grido di aiuto».
Lo sanno bene i due giovani di essere andati contro la legge. Anche se soltanto per amore. E ora occorre aiutarli per coscienza. «Se Maria avesse diciotto anni potrebbe chiedere l’asilo politico - spiega Chiara - non ci sarebbero problemi. L’unione Europea e l’Onu hanno dichiarato che in Bielorussia ci sono gravi violazioni dei diritti umani. Come facciamo a fidarci di quello che ci dicono quando abbiamo visto come hanno trattato la faccenda fin dall’inizio?».
Più passa il tempo, più Chiara e Alessandro hanno paura. Non per la denuncia di sottrazione di minore notificata soltanto ieri mattina alla giovane. Nemmeno per le minacce di altre denunce per sequestro di persona. Chiara e Alessandro hanno paura che qualcuno trovi Maria. Che la strappi a forza dalle loro braccia per portarla via. «Sappiamo benissimo che se succederà questo non la vedremo più - spiegano -. Ma la vita di questa bambina vale più di qualunque cosa. Noi dobbiamo salvarle la vita. Non la vogliamo adottare per forza, qui non si tratta di essere egoisti».
I medici della Bielorussia hanno stabilito che la bambina ha problemi psichici. «Non parla bene russo, no - dice Chiara -. Perché la sua mamma, nei primi quattro anni di vita, non le ha mai rivolto la parola. Nessuno le ha insegnato a parlare. Maria è una bambina spaventata ma intelligente: tant’è vero che l’italiano lo parla bene. Sa una cosa? In russo lei non sa nessuna parola che abbia a che fare con i sentimenti. Nessuno le ha mai detto ti voglio bene, nessuno l’ha mai coccolata».
Quello che sta diventando uno spinoso caso diplomatico internazionale dovrebbe adesso essere dipanato da qualcuno che ha autorità e autorevolezza. Per questo in tanti avevano pensato al cardinal Bertone. Lui stesso, del resto, aveva dichiarato l’importanza di tutelare i bambini vittime di abusi nel suo nuovo incarico di segretario di Stato. Maria è un caso singolo, è vero. Anche santa Maria Goretti, che si uccise per non cedere al suo carnefice, lo era. Magari questi bambini non li potremo salvare tutti. Oggi possiamo soltanto salvarne una. Ma bisogna volerlo. Chi conosce la piccola giura di non aver mai incontrato il terrore finché non ha guardato negli occhi della bambina quando ha capito che l’avrebbero riportata nell’orfanotrofio. Le autorità bielorusse ieri hanno lanciato un ultimatum affinché la bimba venga loro restituita immediatamente. La manderanno in un altro istituto, hanno detto, la famiglia italiana potrà stare a Vileika «finché sarà ritenuto opportuno». E poi?
Mentre la gente fatta di mamme e di papà, di nonne nonni e tante persone di buona volontà si stanno mobilitando, dalle sfere della politica per il momento si è levata soltanto la voce dell’onorevole Egidio Pedrini dell’Italia dei valori. «Siamo in presenza di un minore e il minore va tutelato. Quanto riscontrato sarebbe estremamente grave e sarebbe un errore restituire in queste condizioni la bambina alla Bielorussia».
L'onorevole Pedrini sostiene che la bambina va trattenuta in Italia perché secondo perizie fatte dall’Istituto Gaslini di Genova sarebbe in una condizione di malattia.
«Le persone malate devono essere trattenute e curate e verranno restituite alla Bielorussia allorquando saranno guarite», afferma Pedrini preannunciando iniziative parlamentari a tutela della bimba. In un'interrogazione alla Camera, il deputato chiederà anche di sapere se vi siano state «gravi interferenze» nei confronti della magistratura da parte di ministeri italiani. Bisogna muoversi. Per rompere il silenzio che annulla le coscienze.