Appello dei costituzionalisti: sì al lodo Alfano

Primo firmatario Annibale Marini, presidente
emerito della Corte Costituzionale: "Aprioristiche e perciò dannose posizioni oltranziste nei confronti di misure che si
sforzano di bilanciare ragionevolmente i diversi interessi in gioco in quel conflitto tra politica e giustizia che dura da
ormai troppi anni"

Roma - Un appello «alla ragione per un nuovo rapporto tra politica e giustizia», e per dire un «sì consapevole e motivato» al lodo Alfano. È la risposta promossa da trentasei costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico al documento diffuso nei giorni scorsi su iniziativa di Alessandro Pace. Primo firmatario dell’appello è Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale, con le adesioni di giuristi come Giuseppe de Vergottini, Giorgio Lombardi, Beniamino Caravita di Toritto, Giovanni Pitruzzella, Nicolò Zanon.

«Crediamo - si legge nell’appello - che siano aprioristiche e perciò dannose posizioni oltranziste nei confronti di misure come il cosiddetto 'Lodo Alfano', che si sforzano di bilanciare ragionevolmente i diversi interessi in gioco in quel conflitto tra politica e giustizia che dura da ormai troppi anni e al nostro Paese è costato la perdita di innumerevoli opportunità di crescita e sviluppo».

Nel «rispetto delle indicazioni fornite a suo tempo dalla Corte costituzionale e come indicato pochi giorni fa dello stesso Capo dello Stato», osservano i costituzionalisti, il Lodo «mira a garantire una temporanea immunità ai soggetti investiti delle cariche politico-istituzionali più importanti. Consente a chi ha responsabilità di governo di dedicarsi a esse con la necessaria serenità e il dovuto impegno, senza per questo pregiudicare il principio dell’eguale soggezione di tutti alla legge penale». Per questo, «riteniamo che sottovalutare queste esigenze - osservano i firmatari - presenti il rischio di far precipitare il Paese in vere e proprie emergenze istituzionali, nella contingenza economica oltretutto meno adatta. Anche questa, ne siamo fortemente convinti, è una preoccupazione che deve animare chi ha a cuore la Costituzione e i suoi principi».

«Gli attuali conflitti tra politica e giustizia - spiegano gli studiosi in apertura del documento - meritino pacatezza e raziocinio, e non prese di posizione oltranziste assunte da intellettuali che si ritengono a priori, sempre e comunque, dalla parte del 'bene', della moralità, della Costituzione 'minacciata'. Da uomini liberi e responsabili pensiamo che il muro contro muro in nome di principi assolutizzati non giovi a nessuno, così come riteniamo ingenuo ricondurre ogni tensione tra politica e giustizia a un referendum pro o contro Berlusconi».

«Pensiamo - proseguono - che l’indipendenza della magistratura e dell’attività giurisdizionale devono essere bilanciate con la difesa della separazione dei poteri e del principio della sovranità popolare, che affida a chi ha vinto le elezioni il diritto di governare, e a chi è all’opposizione il diritto di candidarsi a succedergli mediante la proposizione di programmi alternativi, nella convinzione che ciò rafforzerebbe quegli strumenti di controllo e bilanciamento in grado di limitare l’esercizio del potere politico già previsti dal nostro sistema costituzionale».

«Da uomini liberi e responsabili -concludono gli esperti costituzionalisti- riteniamo che tutto ciò sia ancora più importante in un momento in cui le difficoltà crescenti richiedono un’incisiva azione di governo, immune da quella spirale di inefficienze, indecisioni e supplenze indesiderate che l’Italia ha già abbondantemente patito».