Appello delle scuole: troppi cibi avanzati, diamoli ai più poveri

Un sondaggio sui pasti nelle mense, dalle materne alle medie. I risultati: i bimbi odiano le verdure, il biologico è in crisi, i nutrizionisti rimproverano i genitori e soprattutto si buttano via molti alimenti ancora utilizzabili

Enza Cusmai

Ai bambini milanesi non piace la verdura. Categoricamente. A cominciare dai finocchi che odiano più di una medicina. La conferma, puntuale come l’inizio dell’anno scolastico, arriva da un sondaggio effettuato da Milano ristorazione proprio tra i piccoli protagonisti. La società comunale che distribuisce pasti per scuole di ogni ordine e grado, ha raccolto, in un mese di monitoraggio, ben 47mila schede redatte dai bambini di 550 scuole della città. E ne è emersa una classifica di gusti e preferenze molto significativa. A tal punto che i suoi dirigenti hanno deciso di eliminare dalla distribuzione i finocchi all’olio, la prima tra le verdure a essere scartata dai menu. Anche gli altri ortaggi, però, non se la passano meglio. Al secondo posto della top ten negativa si piazzano le zucchine trifolate, segue il passato di verdura e l’insalata. Il quinto posto viene assegnato al minestrone di riso (con verdura ovviamente), il sesto alla minestra d’orzo. Tra i meno peggio, i fagiolini all’olio e la frittata con verdura.
LE PREFERENZE
Il sondaggio rivela anche quello che piace di più ai piccoli milanesi. Ci credereste? Il primo posto lo conquista il pollo, ma solo se mimetizzato in stile dei fast food. Vanno infatti a ruba le rustichelle e le cotolette di pollo, impanate e per fortuna non fritte, bensì cotte al forno. Il secondo posto se lo conquista il gelato, il terzo il tonno sott’olio. Seguono le banane, i tortellini in brodo, la pasta olio e grana, la pizza margherita, le mele e il risotto al pomodoro.
Dunque le proteine vegetali scarseggiano sulla mensa dei nostri figli. E la colpa non si può certo attribuire ai bambini. «A mangiare si impara» sostengono i nutrizionisti. Che puntano l’indice contro i genitori, primi tra tutti a propinare ai figli ciò che a loro piace e non ciò che fa bene. Ma anche la scuola deve insegnare a mangiare. E qualche tentativo viene fatto, ma sporadico. Anche quest’anno saranno riproposti in alcune scuole materne (l’anno scorso erano cinque) dei veri e propri laboratori del gusto. Il più importante viene chiamato Progetto più frutta e più verdura. Si organizzano momenti di incontro tra insegnanti, genitori e bambini dove viene presentata varietà di frutta e verdura. Con assaggio. Non mancano anche gli strumenti per poter allestire e coltivare un vero orto nei giardini delle scuole. Un gioco-natura che produce i suoi “frutti” in tutti i sensi. I bambini della materna Memmi, per esempio, sono passati alle elementari con gusti decisamente più salutisti rispetto ai compagni provenienti da altre materne: loro non disdegnavano frutta e verdura.
SI MANGIA POCO
Il lavoro di preparazione al mangiar sano è lungo e impegnativo. Se però il bimbo si abitua a un’alimentazione corretta fin dalle materne, viaggia sugli stessi binari anche alle elementari. I dolori cominciano alle scuole medie. «Alle materne sono più curiosi e assaggiano tutto - spiega Luca Radice, della Milano ristorazione -, alle elementari hanno ancora voglia di assaggiare. Alle medie invece, scartano tutto. Un vero disastro perché il cibo viene buttato via quasi tutto. La verdura non la toccano proprio, il pesce neppure. Abbiamo provato anche lo storione senza spine e gli hamburger di totano. Niente da fare». Altri sforzi del Comune per convincere i ragazzini a mangiar sano sono concentrati in una serie di iniziative quali l’Orto circuito, e alcuni seminari sul rapporto tra cibo, consumo di verdure e salute dedicato ali insegnanti. Il resto è affidato al buon senso delle mamme che ogni giorno non demordono nel far consumare ai propri bambini dannose merendine magari per evitare proteste fastidiose a discapito della qualità. Che nelle mense dei nostri figli a dire il vero non manca.
LA QUALITÀ
Pasta, farina, yogurt degli asili nido è biologico. Dalla materna in avanti carne e pesce provengono da filiere controllate italiane o comunitarie. La frutta e la verdura sono a lotta integrata (senza fertilizzanti né pesticidi) ma non biologiche. «È difficile trovare produttori che garantiscano il quantitativo necessario per i nostri pasti. E poi si parla tanto di biologico ma quando nel 2002 abbiamo fatto un bando per la polpa di pomodoro biologica non ha risposto nessuno».
GLI AVANZI
Biologico sì ma non troppo. Un argomento rimasto in sospeso anche perché dopo il boom di richieste del 2001 c’è stato un momento di riflessione e di perplessità collettiva (ma davvero serve? Il cibo non sa di molto e così via). L’unico problema parzialmente risolto è stato quello degli scarti. Pane e frutta avanzati nelle mense scolastiche sono ritirati da volontari che poi lo redistribuiscono in diverse mense dei poveri della città. Il resto del cibo, purtroppo, va a finire nella spazzatura. Soltanto perché nelle mense non esiste un sistema di abbattimento della temperatura del cibo (dai 65 ai 4 gradi) che ne consente il riutilizzo secondo le regole di igiene alimentare. Milano dunque è lontano anni luce da New York e da Parigi dove girano per la città camioncini attrezzati adibiti a self service, che offrono ai poveri pasti caldi recuperati dalle mense.
PER IL PROSSIMO
Per ora si recupera nelle scuole frutta e pane. Un successo secondo i volontari della Fondazione che si ricollega al Banco alimentare. «Dal 2003 abbiamo ritirato dalle scuole 1000 tonnellate di pane e frutta. Primi, secondi e contorni ce li forniscono alcune aziende - spiega Stefania -. Abbiamo due furgoncini refrigerati a Milano e uno a Como e con questi viaggiamo tutto il giorno perché serviamo circa una quarantina di enti caritatevoli. Ma siamo solo in 43 e avremmo tanto bisogno di volontari: studenti o pensionati perché il nostro è un impegno sia mattutino che pomeridiano». Chi ha tempo libero e voglia di far del bene al prossimo può contattare il centro raccolta al numero 02-67396340.