Un appello per i lavoratori disabili della Capodarco

«Il tentativo sarà di eliminare o ridurre la quota delle categorie protette oppure di precarizzarle»

«Quattrocento lavoratori con disabilità rischiano di perdere il posto di lavoro. Persone che attraverso un impiego adeguato hanno dimostrato a se stessi e alla collettività di poter competere con chiunque se vengono eliminati ostacoli fisici, strumentali e organizzativi. Tutto questo è messo in discussione da una campagna stampa che si è scatenata nell’arco di pochi giorni e ha colpito in maniera indiscriminata».
Questo il testo di un appello per i lavoratori della cooperativa Capodarco lanciato da Fish, Federazione italiana superamento handicap. «È stato affermato - si legge nell’appello - che la gara per il Recup regionale è orientata a un solo concorrente perché chiede ai concorrenti di reperire una sede a Roma per lo svolgimento del servizio, di disporre di un fatturato almeno del 50 per cento rispetto alla base d’asta e di impiegare il 30 per cento dei lavoratori con disabilità, e osa chiedere che siano assunti a tempo indeterminato. Una gara di 53 milioni di euro in tre anni potrà pur imporre qualche paletto per i lavoratori. La revisione ormai certa della gara non produrrà modifiche dei primi due punti. La Regione Lazio per caso delocalizzerà in India il centro unificato di prenotazioni regionale per eliminare le annose liste di attesa per visite mediche ed esami diagnostici? Oppure affiderà una commessa di 17 milioni per anno a chi ne gestisce ora 200mila di euro? No di certo. Il tentativo sarà di eliminare o ridurre la quota di lavoratori con disabilità e di precarizzarli. Gli effetti collaterali sarebbero devastanti: la criminalizzazione di una gara pubblica che prevede quote importanti di lavoratori con disabilità non precarizzati, dà fiato alle imprese private per ritenere assistenziale l’occupazione di lavoratori con disabilità e giustificare la pratica dell’evasione degli obblighi normativi di assunzione di persone con disabilità. La Cooperativa Capodarco ha rappresentato un modello della strategia che ha reso protagoniste della propria vita centinaia di persone con disabilità che vi lavorano oggi e almeno altrettante che vi hanno lavorato. Senza cedimenti a forme pietistiche di ricerca di commesse, ha cercato un proprio mercato ove lavoratori con disabilità potessero essere competitivi. L’ha praticato sotto le giunte di centro, di destra e di sinistra con ostinazione. A Marrazzo, alla giunta regionale che guida chiediamo di non cedere nella direzione di creare opportunità di occupazione per le persone con disabilità. All’opposizione chiediamo di sorvegliare questo passaggio».