Appello di Italia Nostra: «Salviamo il Foro Italico»

L’associazione critica privatizzazioni e gestione del complesso monumentale da parte del Coni e attacca i nuovi cantieri per nuoto e tennis

Una campagna internazionale in difesa del Foro Italico. A lanciarla è la storica associazione ambientalista «Italia Nostra» che ieri ha mobilitato architetti, intellettuali e comitati cittadini per dire basta alla gestione del Coni, «che ha adattato ai suoi bisogni e alle sue necessità finanziarie la conservazione e la tutela del monumento». Presente all’incontro anche Fabio Rampelli di An, membro della Commissione cultura della Camera. «A 80 anni dalla posa in opera della prima pietra - commenta Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra - abbiamo la consapevolezza della fine ingloriosa del più importante complesso monumentale sportivo dell’epoca moderna». Gli ambientalisti puntano il dito contro la «cattiva gestione del Coni» e chiamano alle loro responsabilità il ministero dei Beni culturali, la Regione Lazio e il Campidoglio, «per aver ridotto all’abbandono il complesso e averlo in parte ceduto ai privati». Anni di degrado e di privatizzazioni, spiega Italia Nostra, che hanno portato alla chiusura al pubblico del bar del tennis, all’ingabbiatura dell’obelisco con l’esposizione di immensi teloni pubblicitari, all’impossibilità del restauro dei marmi esterni in pessime condizioni. «Decine di persone fanno skateboard ogni giorno su 7500 metri quadri di mosaici unici al mondo - denuncia il presidente dell’associazione “Comitato per il Tevere”, Sandro Bari - in assenza di qualunque sorveglianza». E ancora: un nuovo campo da tennis è in costruzione a ridosso della curva sud e si scava per un centro fitness. Il Coni, inoltre, ha ottenuto, con procedure di urgenza per i mondiali di nuoto 2009, l’autorizzazione alla costruzione di una piscina olimpionica. Una struttura di tipo precario alta 25 metri, con copertura apribile a cupola, che dopo i mondiali verrà smontata per far posto al nuovo stadio del tennis. «Pur di salvare da questo scempio il complesso del Foro Italico - sostiene Italia Nostra - siamo pronti a rinunciare ai 40 ettari di area verde a Tor Di Quinto per fare lì i campi da tennis». «Non avevamo bisogno di un’altra città dello sport - sottolinea Rampelli - in quel quadrante c’era spazio per altre strutture, ma si è preferito farne un’altra a Tor Vergata, spendendo cifre ancora sconosciute». Le richieste di Italia Nostra sono chiare: riapertura ai cittadini dei luoghi che oggi il Coni sta privatizzando e assegnazione della gestione e conservazione del monumento a un ente «di alto profilo morale e culturale». Tra le proposte, anche l’allontanamento del calcio dall’Olimpico, con la realizzazione di un nuovo stadio in un luogo adeguato, e lo svolgimento anche intensivo di manifestazioni sportive e culturali «consone al valore straordinario del complesso monumentale».