Appello «sportivo» all’assessore: dia spazio al rugby

Non solo calcio. E lo dico più da tifoso che da sportivo. Da milanista fanatico tendente all'ultras. Lo dico da milanese fiero di vivere nella vera capitale del calcio, di poter frequentare il «Meazza» di San Siro, lo stadio più bello d'Italia - nonostante le urgenti ed evidenti necessità di ammodernamento. Non solo calcio per Milano dunque, ma spazio, impianti e politiche di reclutamento anche per altri sempre più popolari sport di squadra e no: dal basket al wolley, dall'hockey al baseball, dal tennis al pattinaggio. Sono discipline che qui contano migliaia di praticanti e un pubblico di appassionati crescente. Per i quali si ha l'impressione che non si faccia abbastanza, non quanto meriterebbero. Ed è anche, ammettiamolo, colpa di un onnivoro calcio-spettacolo-business. Ma la musica sta cambiando, giacché le iniziative annunciate dall'assessore Giovanni Terzi, uno dei più attivi e attenti della giunta Moratti, sembrano voler rimediare a questo iniquo esclusivismo. Perciò aggiungiamo un suggerimento: il rugby. Disciplina in forte crescita nell'interesse del pubblico, grazie anche ai primi successi degli azzurri nel «Sei Nazioni»; che concilia un forte agonismo senza violenza con un raro fair play; non ancora avvelenato dalla pioggia di milioni e dall'invadenza delle televisioni; sempre più amato dai bambini che imparano ad essere combattenti forti, leali e buoni; alternativa di giusto spirito sportivo al pur amato e bellissimo calcio. A Milano il movimento che alimenta il rugby vive un impulso straordinario: perché dunque non pensare a strutture e stadi dedicati, alla promozione di tornei giovanili ma anche internazionali? Perché non aspirare ad ospitare le partite italiane del «Sei Nazioni», finora privilegio esclusivo del Flaminio di Roma? A Milano si fa più rugby che nella capitale. Ci pensi, assessore Terzi, la palla ovale merita più attenzione.