APPELLO DEL TG: CHIUDETE I BATTENTI

L’ha detto il telegiornale. Per almeno mezza Italia è una garanzia, una certezza assoluta. Una specie di Bibbia bis. Per fortuna, nonostante il continuo rifornimento a questa inesauribile fonte, nessuno parlerebbe come un telegiornalista. O qualcuno ha forse sentito una moglie con la valigia in mano chiedere ansiosa al marito: «Ti sei ricordato di chiudere i battenti?». È altrettanto improbabile che un impiegato racconti a un collega: «Sai, ieri sera ero affaticato, perciò ho stabilito di indugiare tra le mura domestiche a rimirare il piccolo schermo».
Difficile anche che chi si affacci alla finestra risponda così alla preoccupata domanda della nonna: «Il maltempo ha concesso una tregua». Chi guarda fuori dopo un’improvvisa nevicata neanche sotto ipnosi esclamerebbe: «Incredibile, è arrivata la bianca visitatrice e ha coperto con la sua candida coltre il manto stradale». Se di colpo, nonostante il gran lavorio sulle manopole, il fornello restasse ostinatamente spento, non è mai successo sentir sbottare una casalinga incavolata: «Oggi manca all’appello il gas». Se un pensionato incontrasse un amico forse non gli direbbe: «Come è appagante peregrinare nel vecchio continente. Ho ispezionato la capitale della Francia, la terra d’Albione e ho notato che i teutonici non sono meno simpatici degli elvetici, però i più cordiali di tutti sono i lusitani, perfino più degli ellenici e degli iberici». E neanche una fidanzatina brianzola chiederebbe al suo lui in una qualunque domenica: «Perché in data odierna non ci rechiamo col nostro veicolo nel capoluogo lombardo? All’ombra della Madonnina mi diletto, anche se c’è una bruma che non fa discernere gli edifici. Ho appreso da una testata meneghina che in un esercizio commerciale testè inaugurato si banchetta e ci si disseta in maniera confortante». Poco plausibile lo sfogo di un’anziana signora, ahilei, nei guai con la salute: «Il sanitario mi ha prescritto un farmaco davvero taumaturgico, peccato che l’importo per accaparrare il medicamento sia molto elevato. Devo stare vigile, altrimenti con la cagionevolezza a repentaglio, i miei consanguinei mi faranno ospedalizzare».
Anche il tifoso in pantofole ha comunque modo di apprendere molto dai notiziari sportivi. Ma non farebbe certo sfoggio di questa ricercata terminologia nel faccia a faccia con il portinaio: «Sabato ho condotto mio figlio sul terreno di gioco e già che c’ero mi sono abbigliato come un punta, ho sferrato un calcio alla sfera, che è andata a stamparsi prima su un montante, quindi sulla trasversale, e finalmente con una vera e propria sciabolata ho centrato in pieno lo spazio delimitato dai tre legni». Altro che la scuola, ragazzi ascoltate i tiggì.