Appello «umanitario» di Al Qaida: aiutiamo le vittime del terremoto

«Nonostante il governo pachistano sia filoamericano, è dovere dei musulmani correre in soccorso dei loro fratelli»

Fausto Biloslavo

Questa volta il proclama di al Qaida non inneggia alla solita guerra santa a colpi di attentati kamikaze, ma lancia un appello «umanitario» alla mobilitazione del mondo musulmano per correre in soccorso alle vittime del disastroso terremoto in Pakistan dell’8 ottobre. «Invito i musulmani in generale e le organizzazioni caritatevoli islamiche in particolare ad andare in Pakistan per aiutare le vittime del terremoto», dice l’egiziano Ayman al Zawahiri, il numero due della rete del terrore, che sempre più sembra aver preso il posto di Osama bin Laden. Il messaggio, registrato su una videocassetta, è stato mandato in onda ieri dalla televisione araba al Jazeera. «Abbiamo appreso con tristezza quello che è successo dopo il sisma che ha colpito l’Afghanistan e il Pakistan», sostiene il medico egiziano convertito al terrorismo globale.
Il video deve essere stato registrato il giorno dopo le devastanti scosse che hanno ucciso circa 50mila persone e ne hanno ferite altre 75mila. I senzatetto sono tre milioni. «Sappiamo che il governo di Musharraf (il presidente pachistano, nda) è un agente degli Stati Uniti, ma nonostante ciò invito tutti i musulmani a correre in soccorso dei loro fratelli pachistani», ha sottolineato Al Zawahiri senza nascondere il significato politico dell’appello. Il “dottore” come viene chiamato per la sua laurea in Medicina, si è fatto riprendere con il solito turbante bianco e l’immancabile fucile mitragliatore kalashnikov al fianco.
La registrazione potrebbe essere stata realizzata in qualche nascondiglio della zona tribale fra Pakistan e Afghanistan, dove avrebbero trovato rifugio i resti di Al Qaida, pure colpita dal terremoto. Lo stesso Al Zawahiri avrebbe voluto raggiungere il fronte dei soccorsi «ma gli agenti dell’America me lo impediscono». Il braccio destro di Bin Laden ha aperto un fronte «umanitario» della propaganda anti-occidentale. Il problema è che sul terreno gli estremisti islamici dei gruppi legati ad Al Qaida hanno risposto all’appello di Al Zawahiri, ancora prima che venisse mandato in onda.
Le forze armate pachistane hanno reagito in ritardo e male all’emergenza, mentre in alcune zone del Kashmir, epicentro del terremoto, i mujaheddin dei gruppi estremisti islamici che combattono contro le truppe indiane sono stati i primi a portare soccorso, lanciando, come loro stessi l’hanno definita, una «Jihad umanitaria».
Organizzazioni come Jamaat ul Dawa hanno dato dimostrazione di un’efficiente mobilitazione. Non solo: soldati pachistani sono stati costretti a farsi medicare negli ospedali da campo messi in piedi dagli estremisti. Un inviato della Washington Post ha scritto di un grande ospedale da campo con macchinari per eseguire radiografie, un centro di odontoiatria, sale operatorie e perfino una tenda in cui accogliere la stampa, vicino al fiume Neelum. L’ospedale della Jamaat ul Dawa ha un centinaio di posti letto ed era presidiato da una ventina di uomini armati con il barbone islamico d’ordinanza.
La Jamaat è semplicemente uno dei nuovi nomi del Lashkar e Taiba, la formazione guerrigliera e terrorista attiva in Kashmir, messa al bando da Musharraf nel 2002, dopo le pressioni degli Usa su Islamabad. Altri gruppi radicali pachistani, come la Jamiat i Islami, uno dei partiti religiosi, e l’Al Rasheed trust, un’organizzazione caritatevole islamica di Karachi, accusata dagli americani di finanziare Al Qaida, si sono impegnati nei soccorsi con maggior successo, almeno agli occhi della popolazione, rispetto al governo centrale.
Una tendopoli per i senzatetto è sorta a Muzaffarabad, il capoluogo del Kashmir pachistano. I militanti islamici organizzano distribuzione di generi di prima necessità 24 ore al giorno utilizzando convogli di barche lungo i fiumi o carovane di muli.