Appiah e il Ghana eliminano gli Usa

Claudio De Carli

È finita con le lacrime di Stephan Appiah, e con Boateng, Essien e Amoah in curva in mezzo ai tifosi.
La sfida con gli Stati Uniti era iniziata con un gol al 23’ di Draman che per tre minuti ha messo il Ghana in testa al girone. Con l’Italia qualificata come seconda e quindi abbinata al Brasile negli ottavi.
In realtà il gol che decide la partita, ma non la qualificazione, era stato concesso molto generosamente dal tedesco Merk che, al contrario della Germania, sta tenendo basso il livello medio del mondiale e dei referee in generale. Ma non era semplice per il Ghana giocarsi questo girone davanti agli americani, gli unici potenziali alleati davanti al delirio scatenato dal terzino John Panstil che aveva sventolato la bandiera israeliana dopo un gol alla Repubblica ceca. Minacce di morte sono arrivate alle ambasciate ghanesi nei paesi arabi costringendo il ministro degli Affari esteri, Nana Akufo-Addo, a presentare nuovamente le scuse per la condotta del suo giocatore, peraltro tesserato nell’Hapoel di Tel Aviv: ecco la spiegazione di quella bandiera.
Ma piuttosto che pensare unicamente agli Usa e agli ottavi, gli africani si sono dovuti occupare di fare il giro delle ambasciate di Egitto, Libia, Marocco, Palestina, Arabia Saudita e Siria per presentare scuse ufficiali e giurando che un episodio del genere non sarebbe mai più capitato. Tutto questo nonostante Pantsil abbia precisato che quel giorno allo stadio c’erano alcuni tifosi venuti apposta da Tel Aviv per lui e abbia poi aggiunto di essere all’oscuro della situazione politica e delle implicazioni del suo gesto. Il ct Dujkovic gli ha creduto e lo ha schierato dall’inizio. Le stelle nere hanno vinto, hanno riabilitato l’Africa, hanno fatto felice perfino il concittadino presidente dell’Onu Kofi Annan e ora sarà il Brasile a spiegare al resto del mondo quanto valgono Appiah e i suoi fratelli.