Appiccano le fiamme nella pineta per distruggere una baraccopoli

Baraccopoli a Castelfusano: piromani in azione. Un rogo di chiara natura dolosa quello appiccato ieri mattina all’interno della pineta di Ostia. Obiettivo degli attentatori la favela abitata per lo più da polacchi e romeni, tra il canale dei Pescatori e viale Mediterraneo. Una guerra tra poveri o l’opera di un commando per sgomberare l’area verde dal degrado? Fatto sta che solo per caso le fiamme non hanno provocato l’esplosione di alcune bombole di gas gpl utilizzato per cucinare. E i pini secolari scampati miracolosamente al grande rogo del 4 luglio 2000 hanno rischiato di finire in cenere. Succede tutto in pochi minuti, alle 11,30 di ieri, quando una densa colonna di fumo mette in allarme gli abitanti del quartiere. Le telefonate al 115 e al 113 si accavallano mentre dall’Ufficio giardini del Comune di Roma parte la prima autobotte. Poco dopo vigili del fuoco, polizia e agenti della forestale raggiungono la zona e scaricano centinaia di litri d’acqua sulle fiamme. All’interno della bidonville, una delle tante già «censite» e sgomberate dalla polizia, non c’è nessuno. «Escono dalla pineta la mattina presto - raccontano al bar vicino - per andare a lavorare. Poi rientrano la sera con le buste della spesa o le taniche d’acqua. Tutta brava gente, nessuno di loro ha mai dato fastidio». Non la pensano allo stesso modo alcuni ragazzi che fanno jogging: «Hanno ridotto il parco in un letamaio, tra gli alberi si trova di tutto. Eppoi quando ce li troviamo davanti, all’imbrunire, con le bottiglie di birra in mano, fanno davvero paura».
Intanto l’episodio ha messo in discussione il sistema di sicurezza del polmone verde della capitale. «Forte vento di scirocco e caldo torrido - spiega un esperto della Protezione civile -, in pochi minuti avrebbero spinto il fronte del fuoco per centinaia di metri rendendo i soccorsi a terra impossibili». Il primo incendio della stagione, del resto, è avvenuto alla vigilia dell’entrata in funzione del sistema di videosorveglianza all’infrarosso (prevista non prima di giugno), costato decine di migliaia di euro al Campidoglio.