Applausi ad Alfano. Ma sulle intercettazioni i magistrati non cedono

Roma - Macché guerra, tra magistrati e Guardasigilli scoppia la pace. Dopo le tensioni del giorno prima sul reato d’immigrazione clandestina e la Superprocura napoletana per i rifiuti, al Congresso dell’Anm è tutto uno smentire che ci sia uno scontro tra toghe e ministro della Giustizia. Per Angelino Alfano è tutta una montatura dei mass media: «Ci sono, invece, ampi motivi di condivisione che non sono stati evidenziati dai giornali».
La frase viene accolta da un applauso, che è il secondo dopo quello di benvenuto all’Auditorium. Il terzo arriverà alla fine del discorso nel quale il Guardasigilli ribadisce punto per punto le ragioni del governo sui provvedimenti contestati, promettendo massimo impegno per far funzionare la giustizia.

«Niente veti - assicura il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara (Unicost) - :ci sono scelte che spettano alla politica e osservazioni che appartengono al dibattito. Noi rispettiamo le posizioni del governo e ne prendiamo atto. Ma rivendichiamo il diritto di esprimere valutazioni e osservazioni».
Frasi significative, soprattutto perché incombe l’ultima occasione di contrasto: il giro di vite sulle intercettazioni annunciato da Silvio Berlusconi e contestato dall’Anm. Ma il clima è attendista: nel complesso i segnali lanciati dal ministro vengono giudicati «positivi» e si aspettano i «risultati». Il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini (Magistratura democratica) sottolinea che il sindacato delle toghe sceglie il «metodo del dialogo, senza iattanza o presunzione». E il togato di Unicost al Csm Giuseppe Maria Berruti osserva: «Dopo una stagione di transizione che sembrava infinita, contrassegnata da una guerra politica sulla giustizia, per la prima volta questo non è un congresso di lotta».

Insomma, i motivi di divergenza rimangono, ma nessuno sembra volere un ritorno al clima dell’epoca Castelli. Lo si vede anche nel confronto sulle intercettazioni. Sono 72 ogni 100mila abitanti, contro lo 0,5 d’Oltreoceano, dice un dossier del ministero della Giustizia. L’Italia ha il primato, seguita in Europa da Olanda (62) e Svizzera (32). Una spesa di 308 milioni, un terzo di quelle per la giustizia. Costi che vanno ridotti, annuncia Alfano. Palamara consiglia di evitare un taglio «drastico» e ricorda che le intercettazioni sono «fondamentali per le investigazioni», anche su reati comuni gravi, come l’estorsione. E corruzione, concussione, aggiotaggio, insider trading, che altrimenti sarebbero «depenalizzati», aggiunge Edmondo Bruti Liberati (Md). Per il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia, serve una legge solo per garantire la privacy dei cittadini, non per limitare gli strumenti di indagine. Mentre l’Italia dei valori reputa «inaccettabile» il progetto del governo. E il segretario della Fnsi Franco Siddi dice che magistrati e giornalisti spesso sono «entrambi sotto tiro dei grandi poteri», riferendosi proprio alle fughe di notizie dagli uffici giudiziari. Le intercettazioni «non possono essere usate come “rete da pesca” per trovare reati, ma devono essere uno strumento per investigare su una notizia di reato», ribatte la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno.

Quanto al reato d’immigrazione, all’Anm Alfano spiega: «Il sistema delle espulsioni ha fallito. Bisogna accentuare un profilo di deterrenza». Insomma, la scelta del governo è realistica e trasparente, il confronto è utile ma quel che si deve fare si farà. L’ex Guardasigilli leghista Roberto Castelli sostiene che con la nuova legge non si ingolferà il sistema giudiziario, «anzi, con meno clandestini ci saranno meno delitti e semmai le carceri si svuoteranno». Ma questo reato è uno «strumento inadeguato», insiste il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli.

Sulla Superprocura per i rifiuti a Napoli, che molti magistrati contestano, Alfano è fermo: è la giusta e necessaria risposta all’emergenza. Invita, il ministro, ad aspettare «il giudizio dei fatti», nelle prossime settimane ed eventualmente anche quello della Corte costituzionale.