Applausi per Harding, con Muti nel cuore

(...) E, in una prima snobbata da ministri, starlette e alte cariche delle istituzioni locali, il Piermarini si aggrappa al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, vero mattatore della serata insieme alla moglie Franca. «Al giovane direttore d’orchestra Daniel Harding - l’auspicio di Gabriele Albertini - auguro di restare nella storia della musica come chi lo ha preceduto». Parole che danno il senso di una serata agrodolce. Con vista sul futuro, ma con ancora le radici in un passato che faticherà a passare. «Questa - aggiunge il sindaco, padrone di casa in quanto presidente della Fondazione Scala -, è stata una serata di cui possiamo sentirci orgogliosi, con un rinnovamento che forse sarà salutare».
«Nel cuore - gli fa eco il ministro Rocco Buttiglione - resta sempre uno spazio vuoto lasciato da Muti. Ma nutro simpatia e interesse per il lavoro del nuovo sovrintendente Stéphane Lissner. Mi aspetto grandi cose». Elogi anche per il giovanissimo maestro. «Non è proprio una scoperta, ma siamo contenti che a Milano, abbia fatto un salto di qualità nella sua carriera. Però oggi l’esame più difficile era per Lissner, perché mettere in piedi un programma degno della Scala in un tempo così breve e dopo le turbolenze che ci sono state, non era facile. Siamo all’altezza della tradizione e certo verrà il giorno della grande riconciliazione tra Muti, la Scala e Milano». «Come Abbado - assicura l’ex procuratore generale Francesco Saverio Borrelli - speriamo che torni anche Muti. Non lo possiamo perdere». Ricuce anche il sovrintendente Stéphane Lissner. «Questa prima - spiega - per me è la continuità della Scala senza nessuna rottura. Direzione e cantanti sono a livello internazionale». «Senza Muti è un peccato - aggiunge Tiziana Maiolo -, ma è stato ben rimpiazzato. Una prima sobria, non volgare. Sembra quasi che la gente sia diventata più intelligente».
«Mi sono piaciuti molto l’orchestra e i cantanti. È bravo il direttore Harding, anche se non si possono fare paragoni con Muti», mette qualche paletto Bruno Ermolli, vicepresidente della Fondazione Scala. Quanto ai progetti futuri per il teatro, Ermolli spiega che «nel rispetto della tradizione vogliamo voltare pagina». Sui buuu del pubblico Ermolli ribatte: «Ho sentito, però si può osare».
Critico è anche il primo ballerino Roberto Bolle, in doppiopetto di raso nero griffato Fendi. Deluso per il taglio del balletto dall’Idomeneo. «È stata una scelta del direttore, ma credo che anche Mozart si sarebbe arrabbiato. Peccato, avrebbe reso l’opera meno statica».
Condivide qualche fischio anche Riccardo De Corato. «Concordo - commenta il vicesindaco - sui costumi si poteva fare molto meglio e molto di più. Mozart ha un’epoca e non si possono cambiare le stagioni e le epoche». Bene il nuovo corso per l’assessore Giovanni Bozzetti. «Bravo il direttore, giusto puntare sui giovani. Un modo per rendere l’atmosfera più frizzante. Certo quei costumi, mi sarei aspettato un po’ di più». Applaude, invece, il professor Umberto Veronesi. «È una svolta per il teatro, una svolta che riguarda anche il programma in cui sono state inserite opere inedite ma importanti. L’Idomeneo è la prima opera seria di Mozart. La stagione scaligera sarà tutta nuova e io amo le novità».
Al peperoncino l’ex prefetto e candidato sindaco del centrosinistra Bruno Ferrante. «Questa serata è un segno di rinnovamento per Milano e per la Scala che ha un nuovo sovrintendente e un nuovo direttore. Speriamo che questa nuova Milano sia sempre più proiettata in Europa e nel mondo accanto alla Scala». Intanto, fuori, il Premio Nobel Dario Fo e Davide Corritore, suoi rivali alle primarie dell’Unione, arringano i manifestanti.