Applicare il criterio di Kelly: la finanza al servizio del gioco

Pronostici brillanti possono essere rovinati da puntate sbagliate, come può testimoniare chiunque sia andato al recupero aumentando l’importo della giocata su una partita «ancora più sicura» della precedente. Per questo siamo tifosi del gioco a massa uguale, mantenendo inalterata la percentuale sul budget (mai oltre l’1%). Esempio: partendo da un capitale di 1.000, i nostri 10 euro di puntata diventeranno 11 solo al raggiungimento di quota 1.100. Ci sono ovviamente criteri molto più sofisticati, fra questi merita una citazione quello di Kelly (dal nome dello studioso di fisica texano che lo inventò per gli investimenti finanziari) che è basato sulla differenza di prospettiva fra domanda e offerta. Se l’Inter di domani contro il Bayern è data a 2,15 significa che la probabilità nerazzurra di vincere è secondo il banco del 46,5%. Noi riteniamo che sia più alta, mettiamo intorno al 55%, e che la quota corretta debba quindi essere 1,81. Come portare quindi dalla finanza alle scommesse il criterio di Kelly? La formula dice che la percentuale del capitale da giocare deve essere pari alla quota del banco moltiplicata per la nostra probabilità, sottraendo uno e dividendo per la quota netta. Esempio pratico nel nostro caso: 2,15 per 0,55, meno 1, diviso 1,15. Sull’Inter dovremo quindi secondo Kelly giocare il 15% del nostro capitale. È un criterio, questo, particolarmente adatto a chi ha convinzioni e informazioni forti su poche partite. Mentre a chi gioca su molti eventi conviene non abbandonare la puntata fissa.
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