Apprendere il difficile mestiere dello scroccone

L’arte di scroccare, vale a dire di godere di un bene o di un servizio senza pagare nulla, è una caratteristica molto italiana. Quasi un cliché nazionale. Giuseppe Laganà, classe 1977, di Reggio Calabria, ne ha tratto un saggio di comodo utilizzo: Manuale dello scroccone (Castelvecchi, pagg. 164, euro 12). Il suo lavoro è rivolto soprattutto ai giovani. Non si sa quanto consapevolmente, l’autore, trattando come nobile un’attività considerata riprovevole, disegna un quadro generazionale. Chi si trova infatti nella necessità e condizione di mangiare, dormire, viaggiare e divertirsi a sbafo? I giovani, naturalmente, che guadagnano poco, ma non rinunciano a godersi la vita. Dice bene Laganà quando afferma che «lo scrocco è prima di tutto comunicazione». Nella metodologia suggerita per campare a ufo, l’atteggiamento da tenere dev’essere sempre estroverso e ottimista. Il fattore «faccia di culo» appare determinante.
Lo scrocco è un’attività essenzialmente politica, basata sull’approccio simpatico («Posso chiederti una sigaretta?») o al limite su quello pietistico (Sorpresi in autobus senza biglietto: «Mia moglie sta partorendo, lasciatemi!»). Si tratta di vivere di prestiti, di presentarsi a casa di amici all’ora dei pasti, di sfuggire ai controllori sui treni. Si devono valutare, tuttavia, i pro e i contro. Senza spirito dinamico e fisico atletico, è meglio lasciar perdere. Ci vogliono capacità interpretative; non è semplice fingere un’insolazione per scroccare un ombrellone. La tesi di fondo è che lo scrocco sia un’arte. Tesi un po’ debole, per la verità.
È vero però che lo scrocco è trasversale. E comunque lo scrocco non è un furto, perché necessita del consenso della vittima. È più simile alla truffa. Richiede talento e creatività. Doti che non mancano all’autore, abbastanza carente invece nella sintassi.
Alcuni suoi consigli sono preziosi e fanno leva sul paradosso di una civiltà carissima e sprecona. Altri rasentano il cattivo gusto: esempio, farsi ospitare in una grande città con la scusa di doversi sottoporre a un importante trattamento sanitario. Secondo l’estensore del manuale, il sogno dello scroccone «rasenta l’utopia di un mondo in cui gli ultimi saranno i primi, non per volontà divina, ma per capacità, furbizia e talento». Egli dunque «è un difensore della meritocrazia». Mah...
A giudicare dalla nostra classe politica, non si direbbe. Noi comunque il libro lo abbiamo letto gratis. Non a caso facciamo i giornalisti.
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