Approcci ingenui tolgono credibilità alla Casa Bianca

Si potrebbe sorridere dell'ingenuità, della velleitarietà del riavvicinamento annunciato alla decadente e solitaria dittatura comunista di Fidel Castro, ormai agonizzante in pianta stabile, non fosse che in tanta leggerezza si nasconde una incomprensione profonda del ruolo della superpotenza nello scacchiere internazionale. Dal discorso inaugurale al recente primo intervento al Congresso, il 25 febbraio, è evidente l'inadeguatezza del presidente americano al ruolo di capo in guerra. È inutile attribuire le responsabilità agli uomini che ha scelto per consigliarlo, e che sono gli stessi che utilizzò per due presidenze Bill Clinton. Di profondamente diverso ci sono due cose: Clinton ascoltava ma poi decideva da solo, Clinton tra le sue molte fortune politiche ha avuto quella di lasciare la Casa Bianca immediatamente prima dell'11 settembre, che pure ha contribuito a permettere.
Barack Obama che conferma le sanzioni all'Iran per un altro anno non è credibile, non è autorevole, non è affidabile come comandante in capo, perché la politica estera della Casa Bianca nel giro di due mesi è già diventata scarsa, ondivaga, pericolosa per gli Stati Uniti e per l'Occidente. Basterebbe a spiegarlo ricordare crudamente che il presidente russo Dmitri Medvedev ha rifiutato una trattativa tra Russia e Usa dove pure gli veniva offerta la rinuncia alla costruzione dello scudo spaziale difensivo in cambio della fine dell'appoggio diplomatico e della collaborazione tecnico scientifica che Mosca fornisce senza vergogna al programma nucleare iraniano. Proprio l'Iran è argomento di scandalo, che già investe il presidente e il segretario di Stato, Hillary Clinton. Le ingenue offerte di dialogo e di trattativa con il regime degli ayatollah, fino a invitarli a sedersi a un tavolo di pace sull'Afghanistan, sono state pretesto di scherno nei discorsi della Guida della rivoluzione iraniana, l'ayatollah Khamenei, e del presidente, Mohammed Ahmadinejad, che hanno attaccato Obama, hanno ribadito l'intento di distruggere Israele, sono ancora una volta intervenuti nel processo di pace mediorientale escludendo qualsiasi possibilità di trattativa.
Le parole pronunciate a Teheran hanno infatti risonanza immediata tra i guerriglieri di Hezbollah in Libano e i terroristi di Hamas, che sono foraggiati dall'Iran soltanto ora che è venuto meno l'appoggio dell'Irak di Saddam Hussein. Tanto è vero che hanno rifiutato qualsiasi condizione che Hillary Clinton in missione diplomatica si è provata a chiedere, e che hanno sfidato le inutili ire di Abu Mazen, il presidente dell'Anp, ribadendo il no al riconoscimento di Israele, alla rinuncia alla violenza, all'accettazione dei patti siglati dall'Olp con Israele. Altrettanto inefficaci sono già risultate le aperture all'altra dittatura fedele alleata di Teheran nell'area, la Siria. Peggio, la di solito assai prudente Aiea, l'Agenzia internazionale che monitora la fabbricazione di nucleare, sostiene che le tracce di uranio nel sito militare bombardato l'anno scorso dall'aviazione israeliana, non possono essere collegate alle bombe e che in quel sito si maneggiava illegalmente l'uranio. Il 12 giugno si terranno cosiddette elezioni in Iran, le vinceranno ancora pasdaran e oltranzisti, che sia o no riconfermato il troppo logoro Ahmadinejad, e a quel punto saranno pronti per l'atomica.
Obama ha promesso una nuova offensiva per vincere finalmente in Afghanistan ma non si capisce come verrà finanziato lo sforzo bellico se nel 2011 il bilancio complessivo della spesa militare sarà inferiore ad oggi. La spesa per la Difesa incide già ora poco meno del tre per cento sul Pil del Paese. Negli anni Sessanta era al nove per cento. Analisti e vertici militari si domandano preoccupati come faranno gli Stati Uniti a restare l'unica superpotenza. I tagli spingerebbero gli Alleati a disimpegnarsi, a chiamarsi fuori ancora di più di quanto non facciano adesso; ma soprattutto consentiranno ai nemici della democrazia mondiale di uscire allo scoperto. Ci sono molte forze nemiche che attendono nell'ombra: militari in Pakistan, gli integralisti in Iran, i terroristi in Irak. Dietro di loro la Russia a cui venga fatto il regalo di essere libera dallo scudo spaziale. E allora?