Approda a Gardone la Valeri, gran dama del teatro italiano

Sarà la protagonista a Villa Alba di «Serata italiana del dopoguerra», in scena per il ProsaGardaFestival

Viviana Persiani

Dopo il premio alla carriera, ricevuto ieri sera da parte del Comune di Toscolano Maderno, Franca Valeri sarà la grande protagonista di Serata italiana del dopoguerra, in scena, questa sera, sul palcoscenico di Villa Alba di Gardone Riviera, nell'ambito di quel ProsaGardaFestival che sotto il titolo di «Omaggio a lei» dedica alla donna undici giorni di appuntamenti teatrali e artistici intensi.
In questo contesto, non è casuale che sia stata proprio Franca Valeri a ricevere il riconoscimento visto che, come ha specificato il direttore della rassegna Marco Basile, «la Valeri è la Signora del teatro italiano». Quale occasione migliore, dunque, per parlare con questa straordinaria ed infaticabile interprete.
«Partiamo da stasera - esordisce la Valeri -. Si tratta di un progetto di lettura che debuttò a Roma e che portammo anche in altri teatri. Sono racconti, storie, aneddoti tratti dagli scritti di Flaiano e Brancati, oltre che da me stessa».
Qual è il ricordo più particolare che ama raccontare?
«Io e questi autori abbiamo vissuto questo periodo di dopoguerra del quale ricordo tutto. Sono stati anni di speranza, quando molti scrittori, alla luce del momento, intravidero una possibile prosperità. Anche da un punto di vista economico, eravamo in mano a personalità politiche importanti, che hanno permesso all'Italia di arrivare al famoso boom. Con l'immancabile spirito caustico, questi due autori hanno dipinto il profilo di un Paese che credeva nei propri mezzi».
La sua carriera iniziò proprio in questa atmosfera.
«In effetti, ho cominciato in quel periodo, compiendo un cammino costante, preciso, che è partito dalla radio, passato per “I gobbi” (il trio composto, oltre che da lei, da Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli, ndr), per approdare, pian piano, al teatro, alla commedia, perfezionando un percorso graduale. Ricordo tutto con molto piacere, anche perché sono stata, anzitutto, fortunata; ma ho fatto delle scelte precise, sapendo aspettare il momento giusto».
Oggi gli artisti, invece, sembrano avere fretta di affermarsi.
«I giovani di adesso hanno più difficoltà. Gli vengono lanciate tantissime esche dalla televisione: ecco perché il teatro e il cinema sono così in crisi. Manca la materia prima. Ci sono dei sistemi di organizzazione sbagliati e dannosi».
Di chi è la colpa di questa situazione?
«Influenze politiche, sovvenzioni, favoritismi e abbonamenti teatrali».
In che senso?
«Queste tessere annuali hanno tolto al pubblico l'attrazione verso il singolo spettacolo. Tutto ciò ha molto senso per le imprese che non si sentono in dovere di stare sempre all'erta confidando sul fatto di aver già venduto in anticipo la stagione. Il pubblico così è garantito. Proprio per questo, secondo me, il momento che sta vivendo il teatro è negativo».
Qual è la soluzione che propone?
«Per quanto mi riguarda, io sono forte dei miei ricordi e di una morale consolidata. Certo, dovrebbero nascere dei nuovi talenti e credo che questa sia una conseguenza probabile perché si sa che dopo una crisi arriva sempre una rinascita».
Un’infaticabile artista come lei, che cosa ha messo in cantiere per la nuova stagione?
«Girerò con due riprese, La vedova Socrate e Mal di madre. A marzo debutterò a Perugia con Le serve di Jean Genet, a fianco di Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas. Proprio quest'ultima sarà co-protagonista, questa sera, in Serata italiana del dopoguerra. Ci tengo poi a dire al pubblico milanese che Le serve arriveranno anche al Piccolo di Milano, sulla scena del quale manco ormai da ben trent’anni».