Appropriazioni? No, questo è fare vera politica

Ma davvero c'è ancora qualcuno che crede all'esistenza oggettiva di destra e sinistra come fossero, ancora, due realtà separate? È un dubbio che s'impone ogni qualvolta – più o meno ogni due anni – la stampa cosiddetta moderata avvia la ricorrente inchiesta sulla presunta "cultura di destra". E ogni volta si apre una sorta di dialogo tra sordi dove ognuno ci mette del suo, spesso confondendo ulteriormente i piani, per cui c'è ancora chi parla di egemonia culturale, chi avvia la solita lamentazione sulla emarginazione dei presunti intellettuali di destra, chi infine sposta il discorso sulle politiche culturali e sulla sensibilità (o meno) dei partiti su questo versante. Ma così non se ne esce.

Nel suo intervento «Perché la Destra ha paura della cultura» Stenio Solinas ha espresso la sua preoccupazione rispetto a una possibile deriva manageriale è anti-intellettualistica di una politica che potrebbe vanificare qualsiasi sforzo – lui addita come esempio il lavoro del nostro Secolo d'Italia – verso «nuove sintesi». E Solinas, del resto, concorda con noi: «Nomi, movimenti, pensieri, stati d'animo un tempo ritenuti proprietà private e inalienabili» oggi sono rientrati in gioco a tutto campo.

Lo aveva già rilevato Giuliano Ferrara: «L'impressione – diceva – è che le idee abbiano perso la casacca. Non sarà un fenomeno integralmente nuovo, ma non era mai stato così vistoso, così globale, in particolare in Francia e in Italia». «Ed era inevitabile - concludeva il direttore del Foglio - che finisse così a quasi vent'anni dal crollo del Muro di Berlino e un terzo di secolo dopo il tramonto delle ideologie». Gli steccati rigidi e le appartenenze preconfezionate non sono più neanche pensabili. Ed è un bene che sia così. Se Gianfranco Fini ha rivendicato l'eredità dello spirito originario del '68 e se Walter Veltroni ha potuto citare nel suo comizio al Circo Massimo una frase dello storico «di destra» Franco Cardini, tutto ciò è il segno che abbiamo girato la boa e siamo entrati in una fase in cui non esistono più rendite di posizione.

Non è questione di contaminazioni intellettuali. A Roma nella primavera scorsa le periferie e i segmenti sociali ritenuti tradizionalmente di sinistra hanno scelto Alemanno e la destra politica. E figure di primo piano della cultura – secondo i vecchi parametri considerate di sinistra – come Massimiliano Fuksas o Vezio De Lucia hanno sostenuto, sempre nella capitale, il salvataggio del Pincio avviato dalla nuova amministrazione. Insomma, ha semplicemente ragione lo storico del pensiero politico Pasquale Serra: «Ha l'egemonia non chi espelle da sé i valori del proprio avversario, ma chi questi valori meglio li rappresenta». E questa è politica allo stato puro, non un giochetto intellettuale.