APPUNTO Il mercato dei diritti

Diciamo così, è come se al posto dei capelli io stessi perdendo i peli sullo stomaco, è come se la mia corazza di cinismo e di consolidata confidenza con la più spietata realpolitik, fortificatasi in vent'anni di giornalismo politico, stesse cedendo, stesse lasciando rigermogliare quelle che magari vi parranno velleità da liceali, da idealisti: il rispetto della Storia e dei diritti civili, ossia, in questo pianeta ormai dominato dal mercatismo. Detto questo, io mi vergogno fieramente. L'Europarlamento ha deciso di eliminare il riconoscimento del genocidio degli armeni dalle precondizioni indispensabili perché la Turchia possa entrare nella Ue: e io mi vergogno. Il negazionismo turco, identico a quello di chi nega a tutt'oggi lo sterminio degli ebrei, ha vinto: e io mi vergogno. Mi vergogno dell'Europa, del mio Paese, dei miei governi, dei miei colleghi secondo i quali anche i genocidi hanno i loro conflitti d'interesse, e vedo ormai che i Paesi democratici, teorici assertori dei diritti civili, calibrano le proprie indignazioni solo sulla base di convenienze politiche e commerciali. Il massimo che puoi ottenere, tu e i tuoi diritti civili, è farti strumentalizzare sinché serve. Tu parlerai di genocidi, del Darfour, dei laogai cinesi, di preti ammazzati: ma solo sinché non avranno trovato un accordo definitivo sull'import-export. Va così, e almeno oggi, per la questione armena, lasciatemi vergognare come europeo e come uomo.