Apre «Dutti» in Galleria fratello maggiore di Zara

Il direttore di Inditex Italia: ci affidiamo ai giudizi dei clienti risparmiando sulla pubblicità

Laura Verlicchi

Massimo Dutti va alla conquista di Milano, partendo dal salotto buono: la Galleria Vittorio Emanuele, dove il nuovo marchio ha appena aperto i battenti, anzi le vetrine, proponendo a signore e signori eleganza sartoriale e prezzi low-cost. Come sia possibile, lo abbiamo chiesto a Marco Agnolin, direttore generale per l’Italia di Inditex, il gruppo spagnolo che ha cambiato lo shopping nel nostro Paese, come in altri 57.
Già con Zara avete convinto le fashion victim a mischiare i vostri capi con quelli delle sfilate. E spesso non si distinguono se non dal prezzo. Ora rilanciate con Massimo Dutti: qual è la vostra “arma segreta“?
«Rinnovamento continuo e controllo dell’intera filiera, distribuzione compresa. Due volte alla settimana, nei nostri negozi arrivano camion interi, con il riassortimento di abiti e accessori, ma anche nuovi modelli, in funzione delle richieste del mercato. Evitiamo così antieconomiche giacenze di magazzino, con relativi saldi per smaltirle. Inoltre, risparmiamo sui costi pubblicitari, preferendo affidare la promozione ai nostri negozi e al passaparola degli acquirenti. Infine, niente stilisti stellari e superpagati, ma 300 designer che lavorano per tutti i marchi del gruppo».
Così bene, che c’è chi vi accusa di copiare le linee di griffe più blasonate. Come vi difendete?
«Con i numeri. Ventiseimila nuovi modelli l’anno vogliono dire un lavoro continuo di creazione, altro che imitazioni: chiaro che i nostri prodotti esprimono la tendenza moda del momento, altrimenti non ne venderemmo nemmeno uno».
E invece quanto vendete?
«Il fatturato mondiale 2004 dell’intero gruppo Inditex è stato di 5 miliardi e 700 milioni, con un utile netto di ben 639 milioni. La percentuale più elevata si deve a Zara, soprattutto in Italia dove rappresenta il 90 per cento delle vendite. Ma anche Massimo Dutti ha il suo peso: con 480 milioni di fatturato 2004 ha contribuito per il 9 per cento all’utile del gruppo. E per il 2005 prevediamo che cresca intorno al 20-25 per cento».
Anche in Italia?
«Certamente. Intendiamo aumentare i negozi Massimo Dutti, a cominciare da una seconda apertura a Milano. Poi abbiamo in programma Bergamo, Palermo, Catania e Bari che si aggiungeranno ai punti vendita già esistenti di Bologna, Napoli e Firenze: quest’ultimo triplicherà addirittura gli spazi, accogliendo anche le linee junior e quella soft, per il relax in casa. Ma questo è solo l’inizio: in tutto, pensiamo a una cinquantina di punti vendita nei prossimi cinque anni».
Un programma costoso.
«Vero: in media, ci vogliono 3mila euro al metro quadro per allestire un nostro negozio. Ma il gruppo non ha problemi di liquidità, nè debiti, anzi punta a raddoppiare il fatturato in 5 anni. Quotata alla Borsa di Madrid, con il 59 per cento nelle mani del presidente Amancio Ortega, Inditex è un gruppo con solide radici europee: il 70 per cento della nostra produzione è realizzato entro i confini Ue, e anche in Italia. Anzi, proprio con Massimo Dutti, che ha un livello qualitativo più elevato degli altri marchi, la quota di produzione italiana sta aumentando».