Apre la Fiera del libro, fa paura l’ira antisemita

Si inaugura domani la rassegna dedicata ai 60 anni dello Stato ebraico.
Sabato un corteo di protesta in città: 101 sigle dell’estremismo in
piazza. <strong><a href="/a.pic1?ID=259750">L'ambasciatore: &quot;Illegittimo&quot;</a></strong>

Roma - «Ci salverà la bellezza», dice lo slogan della ventunesima Fiera del libro di Torino. Ma la cultura da domani a Torino rischia di essere macchiata dall’ideologia esasperata. Il dilemma di Dostoevskij condizionato da 101 sigle di autonomi, anarchici, comitati propalestina, e anche un partito, i Comunisti italiani (ma lacerato al suo interno), che parteciperanno al corteo di sabato «per boicottare» Israele ospite d’onore della Fiera 2008.

Sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad inaugurare domani con 4mila studenti il salone dei grandi numeri: 1400 espositori, 75 nuovi editori. «Non è una visita blindata», ha precisato ieri il prefetto di Torino, Paolo Padoin. Ma nei prossimi giorni circa 400 tra poliziotti e carabinieri sorveglieranno la zona del Lingotto e l’antiterrorismo è già in allerta da settimane. La prefettura di Torino è in stretto contatto con le questure di altre città italiane per avere un quadro degli arrivi.

C’è la mobilitazione degli autonomi attraverso Internet per predisporre pullman da Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Milano, Pisa. E c’è poi un altro livello della contestazione ideologica, quello degli intellettuali pro-Palestina, con polemiche che investono ormai sempre più direttamente il capo dello Stato: dopo lo scrittore egiziano Ramadan, ieri anche Gianni Vattimo ha criticato: «Napolitano ha smentito se stesso» su paragone tra «antisemitismo e antisionismo».

Il timore è anche quello di un isolamento della protesta da riferimenti politici. Sul sito del Forum Palestina è stata pubblicata ieri una lettera aperta a Manifesto e Liberazione, i due quotidiani più a sinistra della stampa italiana. L’accusa, come si legge, è quella di «ostracismo in modo piuttosto miope verso una campagna di contestazione di un evento politico grave. Avete riproposto quella rottura tra quartieri generali e popolo della sinistra» emersa «nelle recenti elezioni». Al divieto di volantinaggio e banchetti davanti alla Fiera, il comitato Free Palestine risponde: «Non accettiamo zone rosse. Noi ci prendiamo tutti gli spazi per la contestazione».

Il Pdci sembra in crisi piena: la segreteria torinese aderisce, Marco Rizzo, europarlamentare torinese dà l’adesione anche se sarà a Roma, ma il capogruppo in Regione Piemonte, Luca Robotti, si è dissociato: «Per evitare casini basta non partecipare».
«Se si blinda la città si va a rischio provocazioni - valutava ieri Rizzo al Giornale -. Una cabina di regia tipo G8 di Genova mi pare sia da evitare. Bisogna usare il buon senso».

È «legittimo criticare», ma non lo è «bruciare bandiere nelle piazze, promuovere boicottaggi», ha chiarito il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini. In Senato un gruppo di parlamentari del Pdl ha presentato una interrogazione in cui si chiede alle autorità di «reprimere l’antisemitismo».

Le bandiere incendiate l’1 maggio a Torino «mi hanno fatto tornare alla mente - è stato il commento ieri di una delle scrittrici israeliane ospiti, Nava Semel - la Bebelplatz di Berlino, dove nel 1933 facinorosi nazisti fecero un falò dei libri di scrittori ebrei».