Apre il Lapidarium di Palazzo Venezia

Silvia Castello

L’apertura del nuovo Lapidarium del museo di Palazzo Venezia - allestito nel loggiato superiore del giardino di Papa Barbo (il quattrocentesco chiostro del Palazzetto di Venezia, detto anche di San Marco) - costituisce una rara testimonianza della storia dell’Urbe: con l’esposizione di 120 manufatti lapidei inediti di diverse dimensioni e origini, tra transenne marmoree, frammenti di fregi, targhe, insegne cardinalizie, lastre tombali, emblemi gentilizi, blasoni papali, fontane, frammenti di sarcofagi, epigrafi, rilievi e mensole architettoniche che si inseriscono nell’excursus museale preesistente. Si tratta di pregiati marmi erratici di età romana, medievale e rinascimentale per la maggior parte provenienti dal sito del Colle Capitolino meridionale compreso tra la basilica di San Marco e Palazzo Venezia; frammenti della storia di questo palinsesto archeologico unico al mondo, emersi prima e durante il radicale cambiamento urbanistico del 1911. Oltre a un prezioso gruppo di opere proveniente dalla Collezione Mattei, affluita nel museo nel 1933. Attraverso la realizzazione di un complesso programma di lavoro durato l’arco di sei anni - progettazione dei restauri, studio scientifico, rigorosa sistemazione museografica in grado di spiegare la provenienza dei tanti pezzi ancora sconosciuti, ricollocandoli tra distruzioni e recupero - e portato a conclusione dal sovrintendente per il Polo Museale Romano Claudio Strinati e dalle direttrici del museo Maria Giulia Barberini e Maria Selene Sconci, riemergono «due importanti verità: l’eccellenza delle raccolte museali e la straordinaria suggestione del sito, ben poco noto al grande pubblico» dichiara il soprintendente. Il progetto per l’allestimento del Lapidarium si pone in continuità con l’originale programma museografico realizzato dall’architetto Camillo Pistrucci negli anni 1909-1910. Quando al piano terra del loggiato del chiostro, furono collocati alcuni frammenti marmorei, rinvenuti durante i lavori di spostamento del Palazzetto: parte del patrimonio lapideo fu murato nelle pareti perimetrali, mentre altro, fu sistemato lungo gli intercolumni. Questo tradizionale criterio espositivo è stato il punto di riferimento per la nuova realizzazione: «l’allestimento estende, quindi, reinterpretandolo ed esaltandolo, il progetto minimalista di Pistrucci, ma, nel fare ciò, conferisce ai pezzi una nuova capacità comunicativa che è figlia della nostra “società delle immagini”» spiegano Filippo Raimondo e Giulia Quintiliani, responsabili dei lavori. È così che, grazie a una sorta di incastro, il nuovo Lapidarium s’iscrive nel palazzo, con tre forme in un unico straordinario museo. Tra le opere figurano anche, un bassorilievo in marmo di Carrara «Madonna con bambino, i santi Pietro e Paolo» proveniente dal palazzo della Torre della Scimmia (seconda metà XV secolo); la possente scultura in marmo di Luni «Eracle in riposo» rinvenuta nel 1910 durante lo scavo tra via degli Astalli e via di San Marco (metà II secolo d.C.); un Capitello corinzio dei Grottini dell’Ara Coeli (fine I secolo a.C.); due sarcofagi in marmo bianco forse di Proconneso; e un Marmorario romano: fontana con ornati e teste di cherubini (metà XV secolo), in origine situata in piazza della Chiesa Nuova.