Apre l'outlet delle domenicane: la merce è griffata "suor Paola"

In provincia di Prato le monache lanciano l’acquisto solidale per liberare dai sensi di colpa i forzati del tour fra i negozi. Marmellata e prodotti cosmetici realizzati da malati psichici

Il diavolo non solo veste Prada, ma ora l’abito firmato dalla «signora Miuccia» può addirittura comprarlo in convento. Lo slogan è «Vestiti griffati a prezzi stracciati», con tanto di benedizione delle suore Domenicane di Santa Maria del Rosario che a Iolo, in provincia di Prato, hanno aperto il primo «outlet» che svuota (di poco) il portafoglio e arricchisce (di tanto) l’anima. Insomma, il sogno di tutte le donne di fede con la mania dello shopping, ma anche con il desiderio di dare una mano al prossimo.

Suor Paola Collotto di aiuto ne ha davvero bisogno; lei è la madre superiora, ma da qualche tempo ha pensato bene di abbinare alle preghiere le «offerte lancio» del suo «negozio» all’interno del quale occhieggia - insieme con l’immagine sacra della Vergine - anche il poster di quel satanasso di Riccardo Scamarcio.

Le signore che frequentano questo speciale mercatino entrano, si fanno il segno della croce davanti alla Madonna, sbirciano Scamarcio e poi si tuffano sui capi di abbigliamento. Roba all’ultimo grido. Vestiti, borse, giacche, maglie, cappotti, scarpe e via indossando. Ben di Dio di marche prestigiose arrivate da armadi svuotati a fine stagione, ma anche direttamente dai fondi di magazzino dei negozi. Fatto sta che sulle grucce dell’«emporio» di suor Paola finisce merce per ogni tipo di clientela: dalla mamma di famiglia costretta a tirare la cinghia, alla donna in carriera che però non vuole cedere alle vetrine del centro. Dietro ogni acquisto, due obiettivi: lo sfizio di comprare qualcosa e la soddisfazione di soccorrere qualcuno. E che l’iniziativa funzioni è dimostrato dal fatto che nello «spaccio benefico» di Iolo suor Paola è circondata da una serie di collaboratrici che fanno da sarte, commesse, vetriniste ecc. Ognuna ha il suo ruolo e insieme lavorano con l’entusiasmo della solidarietà.

Ma non pensate che l’«atelier» di suor Paola sia un posto severamente in stile ora et labora: no, qui si ride e si scherza meglio che a Zelig. Il gruppo di volontarie capitanato da suor Paola ha umorismo e autoironia da vendere. Un esempio. Sapete come si chiama la linea di cosmetici prodotti e confezionati dalle ragazze alle prese con problemi di salute mentale? «Matty». A sceglierlo è stato suor Matilde: «Le persone che soffrono di disagio psichico come le 14 ragazze che vivono qui con noi hanno bisogno di sentirsi utili e soprattutto di svolgere lavori che diano loro dignità. La nostra società tende a scartare le persone che hanno problemi di salute mentale allo stesso modo in cui vengono buttati via gli oggetti vecchi e usati. E invece le donne che lavorano nel negozio e nei laboratori dimostrano che in quegli oggetti dimenticati c’è tanta bellezza. La stessa che c’è nelle persone che hanno problemi di salute mentale».
A Villa Martelli, dove vive la comunità delle domenicane, oltre all’outlet c’è anche un laboratorio artistico, dove, a partire da materiali di scarto, vengono realizzati bijoux, bigliettini d’auguri, decorazioni, bomboniere; il nome della suora che, con le sue ragazze, gestisce il laboratorio è diventato la «firma» del prodotto: «Suor Priscilla». Ma poiché anche la gola vuole la sua parte, il convento è dotato anche di una sezione gastronomica a base di ghiottonerie fatte in casa, anzi in convento.

«Siamo come una grande famiglia allargata - racconta la madre superiora -. Le donne di Villa Martelli sono quasi tutte pensionate e qui lavorano per gli altri, per sostenere i progetti della onlus il “Campo di Booz”: adozioni a distanza di bambini e anziani, sostegno alla missione in India, inserimento delle persone svantaggiate. Il lavoro di tutte contribuisce a creare quel piccolo stipendio che dà dignità. Una dignità fatta di piccole cose. Lo scorso anno, ad esempio, le donne che vivono nella comunità hanno trascorso le vacanze a Rimini. Un’esperienza bellissima che molte non avevano mai vissuto prima».

«Il vecchio concetto di solidarietà, quello di dare ai poveri quello che è in più, ormai è obsoleto. - aggiunge suor Paola -. Chi viene da noi ad acquistare abiti o scarpe, ma anche bigiotteria, saponi e marmellate prende quello che gli piace o che gli serve. È vero, in qualche modo dona qualcosa alle nostre attività, ma prima di tutto accontenta se stesso».

Fino a qualche anno fa a comprare gli abiti usati dalle suore erano soltanto i poveri, mentre ora i frequentatori di Villa Martelli appartengono a un target decisamente più esigente; non a caso dalle grucce della sacra «boutique» ciondolano targhette alla moda e tante delle cose in vendita non hanno nulla da invidiare a quelle in mostra nelle vetrine di lusso.

L’ultimo capo venduto? Una microgonna. Pare l’abbia venduta direttamente suor Paola.