Apre (in versi) la fabbrica delle parole

Genna: «Dai tempi di Milano poesia non accadeva che due intellettuali riuscissero a convincere le istituzioni a organizzare un tale evento»

Si apre oggi l'«officina letteraria» di Antonio Scurati e Alessandro Bertante che chiama a raccolta per tre giorni nella Palazzina Liberty alcuni degli scrittori più noti della piazza nostrana. Per «Officina Italia», festival degli inediti che curiosa tra i lavori non ancora pubblicati degli autori, Carlo Lucarelli non sa ancora che cosa leggerà di preciso. Protagonista con Roberto Saviano, Diego De Silva e Giancarlo Majorino della serata di apertura, spiega: «Proporrò qualche brano tratto dal mio prossimo libro, che uscirà dopo l'estate per Einaudi». La ricetta di «Officina Italia» è semplice: reading letterario alle 21 e, dalle 22.30, dibattito con gli autori su temi diversi, quali il rapporto della letteratura con il giornalismo, il cinema, la tv, la storia. Il milanese Giancarlo Majorino, unico poeta invitato e interlocutore più maturo rispetto all'età media degli altri anticipa: «Leggerò versi tratti da un mio poema che uscirà per Mondadori nell'aprile del 2008: ci lavoro dal '69. La poesia non è solo soffi lirici, ma si confronta e attinge alla narrativa: credo sia utile tornare a discutere sui testi, come si faceva ai tempi di Milano Poesia». Ricorda quella felice stagione letteraria anche Giuseppe Genna, classe '69: «Questo festival è un discrimine storico per Milano, è una crepa che si apre. Era dai tempi di Milano Poesia che non accadeva che due intellettuali riuscissero a convincere le istituzioni a organizzare un festival di livello». Come? «Con la rinuncia al gigantismo, vale a dire ai modi tipici del festival di Mantova, e puntando sull'età dei partecipanti». Questo è infatti il festival di una generazione che, come nel caso di Genna e Scurati, si conosce dai banchi di scuola e si tiene in contatto, talvolta in amicizia. Lo confermano tutti, da Lucarelli a Buttafuoco. Sabato Genna leggerà un brano tratto dal suo nuovo romanzo, in uscita da Mondadori a gennaio: «Si parla della Shoah in una sorta di apocalisse di testimonianze note e meno note, intrecciate come voci teatrali», spiega annunciando che donerà 200 copie del testo al pubblico in sala. Con Genna e Maurizio Maggiani, in un reading che si concentra sul racconto della storia, ci sarà il catanese Pietrangelo Buttafuoco: «Vengo di rado a Milano ed è stata la telefonata di Scurati a convincermi, oltre ai nomi dei partecipanti. Esiste un rapporto di complicità tra molti di noi: in un'epoca da anteguerra come la nostra, sarebbe ridicolo cedere a una malcelata rivalità». Buttafuoco leggerà un ritratto dell'Ayatollah Khomeini scritto per «Il Foglio» prima di partecipare al dibattito con Scurati, Alessandro Piperno e lo storico Luciano Canfora.
Domani, insieme ai reading di Piperno e al milanese Marco Philopat (che con indifferenza afferma di decidere all'ultimo che cosa leggere), sarà presente anche Marcello Fois. «Apprezzo un festival che non invita a una “messa con preti e fedeli”, ma a mettersi in gioco, dimostrando che in questo mestiere c'è bisogno di tanta officina, non solo di fortuna o talento»¸ commenta il giallista sardo. Domani sera, dalle 22.30, è la volta dell'incontro più glamour: Alessandro Baricco e Gabriele Salvatores dialogheranno sul ruolo di letteratura e cinema «al tempo della tv». «Vogliamo evitare il chiacchiericcio da talk-show per concentrarci sulla fabbrica, sull'officina delle parole», ha promesso Scurati. Vedremo se sarà accontentato.
Officina Italia da oggi a sabato, ore 21, Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia, ingresso libero