Apriamo la Scala d’estate I turisti vogliono l’opera

Che tristezza vedere la Scala chiusa in estate. Anche perchè ci girano attorno un sacco di turisti stranieri - sempre più numerosi - che, tra sorpresa, incredulità e rassegnazione, si accontentano di fotografarlo, il tempio della lirica, non potendoci entrare. Il teatro ha cominciato la lunga pausa estiva il 15 luglio, con l’ultima replica del verdiano Attila, per riportare in scena l’opera solo a settembre. Non c’è dubbio che il sogno di (più o meno) tutti gli ospiti stranieri che arrivano a Milano è quello di poter assistere a un’opera alla Scala, indipendentemente dalla proposta. Non sarebbe forse il caso di «approfittarne», anche in prospettiva Expo 2015, e cominciare subito a offrire al pubblico non solo straniero la possibilità di realizzare quel sogno, contribuendo così a innescare un circolo virtuoso anche di forte valenza economica? Abbiamo girato la domanda ad alcuni protagonisti della vita culturale milanese, che ci offrono qualche spunto.
«Quando ero assessore alla Cultura con il sindaco Albertini, - afferma Stefano Zecchi, filosofo e scrittore - avevamo fatto un sondaggio da cui risultava che Milano era in assoluto la città con il maggior numero di passaggi turistici d’Italia: soprattutto turismo di affari o di accompagnamento sanitario. Il problema è sempre stato intercettare quel tipo di pubblico. Compito di un assessore, al di là del ruolo isituzionale, è senz’altro quello stimolare iniziative in questo senso, come portare gli spettacoli al Castello o accordarsi con alcune realtà istituzionali, come il Piccolo e, appunto, la Scala, per mettere in scena opere di repertorio, magari dando spazio a realtà giovanili. Non c’è bisogno di chiamare i grandi nomi d’estate, sia per questione di costi sia perchè il pubblico non li richiede».
«La Scala è solo la punta dell’iceberg - sottolinea Riccardo Bertollini, presidente della Fondazione dei Pomeriggi Musicali -. Il problema è che a girare Milano d’estate viene una tristezza infinita: è tutto chiuso. E’ chiaro che in una situazione del genere è ben difficile tenere aperta la Scala. Soltanto attivando un sistema virtuoso, che coinvolga tutti i servizi, dagli esercizi commerciali ai taxi, si può pensare di cambiare le cose e la mentalità. Con l’aiuto del marketing. Basta vedere cosa fa Verona con la stagione estiva della lirica».
Il critico d’arte Philippe Daverio, assessore alla Cultura con il sindaco Formentini, puntualizza: «Attenzione, perchè ogni volta che mi siedo su una poltrona della Scala, il cittadino tira fuori 400 euro di contributi. Delle due l’una: o si stabilisce che il turismo a Milano possa e debba costituire il volano per un sistema economico più generale, che porti beneficio alle casse finanziarie anche attraverso la cultura, oppure è meglio lasciar perdere, perchè sarebbe un bagno di sangue».