«Apro un circolo ogni 10 minuti»

Daniela Santanchè: «La politica interessa sempre meno alle persone, con D-Donna voglio cambiare linguaggio, innovare»

da Milano

Daniela Santanché ha chiamato i suoi circoli D-donna, ma il primo circolo «vip» è presieduto da un uomo: il senatore Lino Jannuzzi. «Sono felicissima - dice il deputato di Alleanza nazionale - così è chiaro che per aderire basta essere cittadini italiani maggiorenni. Ben vengano i parlamentari, ma a me in primo luogo interessa lavorare con la gente comune».
Tra i suoi e quelli della Libertà di Michela Brambilla, non c’è inflazione di circoli femminili nel centrodestra?
«Ma i primi sono quelli di Marcello Dell’Utri, o no?».
Vero. Come spiega questa fioritura?
«Michela Brambilla è una donna brava, che stimo e che sta creando una cosa importante. Il mio intento è cambiare il linguaggio e gli strumenti di una politica che interessa sempre meno. Una volta c’erano le lotte di classe, le tensioni sociali, la destra e la sinistra. Oggi tutto questo si è allentato. Io voglio innovare. I circoli sono importanti per far appassionare la cosiddetta società civile alla politica».
Lei spera di superare gli attuali partiti?
«Non penso, sarei presuntuosa e arrogante. I circoli non sono né movimenti né correnti, ma uno strumento per i partiti, per creare maggior consenso, idee, motivazioni, istanze. Per fare capire ciò che interessa davvero alla gente. Per esempio, i Pacs non sono una priorità nell’agenda degli italiani».
E l’eutanasia o le coppie gay?
«Ho moltissimi amici gay, ma sono tutti contro i Pacs. La registrazione nei comuni è un fallimento. È un problema di Grillini, non degli omosessuali. La sinistra e questo governo vogliono farci vedere un mondo all’incontrario. Vogliamo invece intercettare i bisogni veri, i pensieri reali degli italiani?».
Perché li ha chiamati D-donna?
«Non perché siano circoli delle donne: non sono separatista nell’immigrazione, si figuri se posso esserlo in una differenza di genere. Ma noi donne abbiamo una maggiore spinta riformatrice. È un brand. L’obiettivo è avviare un processo federativo dal basso».
E quali sono questi valori?
«Le radici cristiane, la tradizione umanistica della nostra civiltà, il concetto di patria, l’idea di Europa, la famiglia, la natalità: vogliamo capire che se non facciamo figli e non c’è una politica economica a favore della famiglia il crollo delle nascite sarà un grande problema?».
Quanti circoli ha già costituito?
«Tanti, abbiamo richieste ogni dieci minuti. Nel prossimo mese non ho una data libera perché ne inauguro in tutta Italia. Anche i soci fondatori dell’associazione, tra cui Paola De Benedetti, Lucrezia Iannuzzelli (imprenditrice del gruppo Camuzzi Energia), Barbara Pontecorvo e Melania Rizzoli, sono tutte donne che si stanno dando molto da fare».
Come è stata accolta la sua iniziativa in Alleanza nazionale?
«Ho fatto questo annuncio all’assemblea nazionale delle donne del mio partito, nessuno ha detto niente in contrario perché credo sia una cosa giusta. Il sito (www.circolod-donna.it) è molto vivo, pieno di richieste e di entusiasmo».
E la frattura con Gianfranco Fini?
«Io non sono contro nessuno, ma per qualcosa e per aumentare il consenso al mio partito. Fini ha detto che i circoli possono aiutare il processo federativo. È il presidente di An e non credo che ci possa essere nessun altro al suo posto».