Aquaring, un portale sotto i mari

Ieri è stato il gran giorno della presentazione del quadro che qualcuno ha voluto attribuire alla mano del Caravaggio. Ma contemporaneamente è arrivata una nuova doccia fredda alle speranze genovesi. Infatti è stato ricordato un articolo con la comparazione delle indagini sulle due «Incoronazione di spine», quella cosiddetta «Cecconi» di Prato e quella di Genova trovata nel 1997 in una chiesa di Rivarolo, che era già stato pubblicato nel 2002 sulla rivista dell'Opificio delle pietre dure di Firenze «Opd Restaura» e che, secondo quanto spiegato dalla vicedirettrice del settore di restauro dipinti dell’Istituto fiorentino Cecilia Frosinini, dimostrava come le indagini eseguite sul dipinto, «per una ricorrenza statistica» portassero a pensare che la tela genovese non fosse attribuibile a Caravaggio.
La notizia della pubblicazione del documento è emersa ieri pomeriggio parlando con Frosinini a margine della presentazione ufficiale a Genova della tela scoperta nella soffitta della Chiesa di San Bartolomeo della Certosa, edificio dove il dipinto si trova ora esposto su una parete laterale dell'oratorio. Tra l'altro, a quell'articolo aveva dato un proprio contributo sotto il profilo della ricostruzione storico-artistica, anche Piero Donati, il funzionario della Soprintendenza dei beni artistici di Genova, che proprio in questi giorni, col supporto della nuova soprintendente di Genova Giuliana Algeri ha avanzato la proposta di attribuzione dell'opera a Michelangelo.
Secondo quanto spiegato dalla restauratrice della tela genovese, Paola Bracco, che ha illustrato le varie metodologie utilizzate, dall'analisi radiografica a quella del falso colore, dalla riflettografia all'analisi stratigrafica, emerge, tra l'altro, che nella tavolozza di colori utilizzati per il dipinto trovato a Rivarolo, è stato impiegato il cinabro per l'incarnato, colore in merito al quale Caravaggio aveva dato precise indicazioni al suo biografo Bollori spiegando che era da evitare perchè sciupava i colori. Inoltre nella composizione genovese è stato trovato il giallo Napoli, colore a base di antimonio che non sarebbe mai stato rinvenuto nelle opere attribuite a Caravaggio analizzate.
«Intendiamoci, sono tutti colori dell'epoca - sottolinea Frosinini - ma non se ne trova tracce nelle opere di Caravaggio da noi analizzate o in letteratura». Anche la preparazione della tela per il dipinto è diversa da quella tipica caravaggesca. «Di solito stendeva i colori in modo che restassero spessi a vista, con effetti già pittorici - dice Frosinini - mentre in quella di Genova la preparazione è maculata, stesa a spatola, non levigata». Ma secondo Donati il dibattito resta aperto. «C'è un'evoluzione sotto il profilo della ricostruzione storico-artistica rispetto all'articolo del 2002. E poi bisognerebbe aver analizzato tutte le opere di Caravaggio per dire che non ha mai usato il cinabro per l'incarnato o il giallo Napoli. Questo mi pare non sia stato fatto e quindi l'ipotesi resta in piedi».