Aquilani regala a Lippi una doppietta da tre punti

L'Italia batte il Montenegro 2 a 1. Il centrocampista risolve una partita che il compagno giallorosso Vucinic aveva complicato agli azzurri. Partita buona a sprazzi, il Montenegro fa soffrire Amelia più del dovuto

Lecce - Via libera alle celebrazioni e ai numeri. Per una volta, si può e si deve cominciare dalla fine. Lippi raggiunge Vittorio Pozzo: 30 partite senza perdere, distribuite in due diverse stagioni della nazionale, d'accordo, ma fanno sempre statistica. E lucidano il carisma del ct campione del mondo. Nazionale da dieci e lode, come i punti che può vantare in classifica dopo aver vissuto una serata alle prese con un rivale tutto da scoprire e anche da ammirare, il giovane Montenegro. A decidere la sfida, un cavaliere del futuro, romano de Roma, Alberto Aquilani, inseguito vanamente sul mercato dalla Juve e alle prese con un controverso rinnovo di contratto. Discusso più volte, in passato, Aquilani in azzurro va incontro alla sua serata d'onore firmando i due gol che consentono agli azzurri di piegare la resistenza dei rivali e magari faranno felice anche Spalletti. Il primo è il premio al suo fiuto, seguendo l'azione che si dipana da sinistra e destra, e giungendo in scivolata sulla palletta sfuggita al portiere ospite oltre che a Gilardino, il secondo una segnalazione del suo talento balistico, sull'ennesimo assalto azzurro partito da sinistra, dalle parti di Dossena e portato a destra, con un cambio di campo spettacolare.

Appena la nazionale si sblocca nel gol, realizzato da un centrocampista, s'inceppa la rinomata organizzazione difensiva alle prese con un paio di campioni che, dalle nostre parti, devono ancora raggiungere la consacrazione. Riferimento diretto a Vucinic, che tiene in piedi la Roma nelle sfide delicate, e a Jovetic, che a Firenze non ancora trova la meritata posizione, da titolare, nel gruppo di Prandelli. Il Montenegro fa soffrire Cannavaro e Chiellini, raggiunge il pari prima di piegarsi all'ennesima esibizione al tiro di Aquilani, il migliore degli azzurri. I successi faticosi sono forse quelli che lasciano una scia di maggiore soddisfazione: a 10 punti nel girone si può chiudere questa parentesi. Arrivederci al 2009 e alla sera del 28 marzo: dal Montenegro ripartirà la rincorsa alla qualificazione mondiale.

La prima fiammata dell'Italia rischia di incenerire il Montenegro. Al terzo blitz, in soli 8 minuti, Aquilani si ritaglia una serata speciale e bagna i galloni da titolare col primo sigillo in maglia azzurra, più tardi impreziosito dalla stoccata del 2-1. È la prima fiammata, ma non bisogna lasciarsi ingannare dall'arrendevolezza dei rivali in maglia rossa, con una difesa di burro, d'accordo, ma in grado di portare la battaglia dalle parti di Cannavaro e di procurargli qualche giramento di testa. Merito indiscutibile dei due talenti di casa Savicevic, Vucinic il braccio armato, e Jovetic, la mente, entrambi assistiti da un altro osso duro, Vukcevic, dello Sporting Lisbona. Insieme, tutti e tre, giocando a memoria, trovandosi a occhi chiusi, mettono a soqquadro la metà campo azzurra, sguarnita dalle disattenzioni di Chiellini e si procurano il meritato pari prima del decisivo salvataggio di Zambrotta. Il centravanti romanista, che da queste parti iniziò la rincorsa al grande calcio, in un contropiede fulminante infila Chiellini e Amelia in un colpo solo con una stoccata velenosa. Il pubblico di Lecce lo saluta come si fa con gli eroi che lottano: tutti in piedi ad applaudirlo. Per fortuna di Lippi, nella sfida di ritorno, il 28 marzo, dovrà stare a guardare per squalifica, scattata per l'ammonizione di ieri.

Riprendere a tessere la tela è possibile se la nazionale si libera di qualche timore e gioca a ripetizione su Aquilani, il più sciolto e disinvolto, chiamando il resto della squadra a serrare le fila, a rispettare le distanze tra reparti. Perciò la stilettata del giovane romanista dopo il cross di Dossena e il colpo di testa di Pepe, rimette in ordine i conti della sfida e anche il risultato. Che nessuno creda al Montenegro facile preda degli azzurri: il lavoro di Filipovic, appena cominciato, mostra già segnali incoraggianti. Non è merito del campionato locale, piccolo e anonimo, ma delle esperienze guadagnate in giro per l'Europa, tra Italia, Spagna e Portogallo. È vero, Gilardino e soci falliscono l'opportunità del più rotondo 3-1, De Rossi s'infrange contro il palo, ma i ragazzi di Savicevic danno battaglia fino all'ultimo respiro. Se l'Italia evita la beffa del pari, è merito di Amelia e di un paio di sue prodezze. Servono anche quelle per arrivare a Sud Africa 2010.