Ara Pacis, ancora un’inaugurazione La teca di Meier non piace a nessuno

Marsilio (An): «Record di soldi spesi e lavori durati sette anni, dopo un affidamento senza concorso». I residenti: «Piazza Augusto Imperatore nel degrado»

Marcello Viaggio

Veltroni inaugura la «pompa di benzina», Roma perde l’Ara Pacis. Per il Compleanno della capitale, venerdì 21 aprile, il sindaco torna ad accendere su di sé i riflettori con l’inaugurazione pre-elettorale della teca di Richard Meier. E da An si alzano bordate di polemiche: «È un’opera profondamente sbagliata - accusa il consigliere Marco Marsilio, che per otto anni si è battuto contro il progetto - Meier ha ignorato sia piazza Augusto Imperatore sia il contesto del centro storico. Rutelli si è permesso nel ‘96 il lusso dell’affidamento diretto, mentre avrebbe dovuto fare, come tutti i sindaci, un concorso internazionale di architettura. Non c’è stata invece alcuna possibilità di scelta. In qualunque altra città del mondo per molto meno un sindaco sarebbe stato contestato a furor di popolo. Non siamo più ai tempi in cui il Principe sceglieva l’artista di corte».
L'Ara Pacis, l’altare eretto nel 9 a.C. per celebrare le gesta dell’imperatore Augusto, per secoli ha caratterizzato l’area urbana fra il Tevere e il Mausoleo di Augusto. Ora lo scatolone ultramoderno di Meier spezzerà per sempre il passaggio fra il fiume e la città. La nuova teca di vetro e travertino «festeggerà», in chiave elettorale, i 2.579 anni della Capitale e la conclusione dei cinque di Veltroni. Peccato che il Mausoleo di Augusto sia ridotto a una latrina per cani, i colonnati siano regno di barboni, tutto attorno si respiri aria di abbandono. Veltroni, avverte Marsilio, annuncerà venerdì finalmente il concorso internazionale per piazza Augusto Imperatore: «Meglio di niente. Ma chiunque vincerà, si troverà di fronte la teca di Meier su un lato della piazza, gli equilibri sono ormai compromessi. Si rischia di ripetere anche sugli altri tre lati l’impostazione modernista dell’architetto americano, che non ha niente a che vedere con il centro storico». Niente da dire. Nel cuore della Città Eterna, la teca fa l’effetto di Cape Kennedy. Ma non è ancora finita. Mancano la fontana esterna, di cui si intravede la base, e l’arredo dell’Auditorium. Al posto dell’obelisco di travertino, che secondo il progetto va collocato davanti alla scalinata d’ingresso, si è ricorsi per ora a un prefabbricato in cemento bianco. Ma tant’è. Veltroni taglierà ugualmente il nastro. E batterà di sicuro un record mondiale: quello di inaugurare due volte la stessa opera. La prima il 22 settembre 2005 in una coreografia di luci sfavillanti che fece il giro dei tg di tutta Italia. E che nascose a stento l’immagine dei cantieri in piena attività. Ora si replica. Peccato che ai residenti la «pompa di benzina», il nomignolo che hanno affibbiato alla teca, vada decisamente di traverso: «L’opera non ci piace assolutamente - sbotta Adriano Angelini, presidente del comitato di quartiere «Il Tridente» -. Lo abbiamo detto fino dall’inizio. Piazza Augusto Imperatore doveva avere la priorità. Invece resta abbandonata a sé stessa. È diventata una sorta di baraccopoli sepolta dall’immondizia. Il lavoro dell’architetto americano è di stampo troppo moderno, non si integra assolutamente con il centro di Roma». I lavori, fra progetto e intervento, vanno avanti da circa dieci anni e sono costati ufficialmente 13 milioni di euro. Italia Nostra contesta: molto di più, circa 17 milioni. In ogni caso quasi tre volte la somma iniziale - 5,9 milioni - concordata con l’ex sindaco Rutelli. I ritrovamenti archeologici hanno costretto a numerose variazioni in corso d’opera. Che hanno portato i costi alle stelle. «All’epoca, Rutelli aveva pure promesso che i lavori sarebbero durati uno-due anni» sottolinea Marsilio. Ne sono occorsi invece sette. E anche questo è un record mondiale. Con la piena partecipazione del successore: il sindaco Veltroni.