Ara Pacis? Ma quella è una pompa di benzina

C’è forse più malinconia che euforia, a Roma, intorno al cantiere dell’Ara Pacis che (non perché i lavori siano compiuti, ma per contenere le critiche almeno sui tempi di esecuzione) inaugura il 23 settembre. L’amministrazione comunale non voleva essere esposta a critiche neppure su questa incresciosa vicenda che è ben più grave per la irrimediabile ferita nel centro di Roma che non per il ritardo nella consegna dei lavori. Su questo punto il colpevole era facile da individuare al di fuori dell’amministrazione comunale.
E così è stato. In un comunicato dell’assessore Morassut si fa riferimento alla intollerabile ingerenza del sottosegretario Sgarbi, il quale in tutti i modi cercò di impedire la realizzazione del progetto di Meier. Ovviamente determinando ritardi che la sua fortunata espulsione dal governo ha contenuto.
Questa è la sostanza. Il progetto, tale e quale una pompa di benzina nel Texas, nel luogo del perduto Porto di Ripetta, dell’architetto americano Richard Meier (di cui Zeri diceva «conosce Roma come io conosco il Tibet dove non sono mai stato»), si è potuto realizzare. Morassut dimentica che la mia posizione era condivisa da larghissima parte della cosiddetta società civile e da tutti gli architetti, spesso in forte contrasto con me, di qualunque posizione, ideologia, scuola, da Fuksas ad Aymonino, da Portoghesi a Gregotti, da Krier a Muratore, da Cervellati a Marconi: un coro di no contro una prepotente volontà politica.
Per tentare di dare una legittimazione all’infelice progetto, il ministero, dopo la mia uscita istituì una commissione presieduta da un altro celebre storico dell’architettura, Leonardo Benevolo, contrario al progetto. La commissione non ebbe la forza di determinare una resistenza alla incredibile, faraonica, struttura, ma neppure di indicare correzioni o variazioni. I cittadini potranno così vedere fino a che punto può arrivare l’arroganza di chi compie il male e ne è orgoglioso, indifferente alla storia e alla memoria. Le prerogative dell’opera sono di usare il monumento per la gloria dell’architetto. L’Ara Pacis che era un tempo visibile anche dall’esterno, è ora sottratta alla città per sostituirla con l’ingombrante parallelepipedo di Meier. L’opera che era offerta alla città, con i bellissimi bassorilievi augustei, è oggi nascosta e la struttura che vediamo ha lo stesso significato che avrebbero dei grattacieli moderni al posto delle Torri di San Gimignano.
Lo Stato non ha difeso né la città né il suo monumento, ed appare tanto più grave non solo per l’orrore che ne è derivato ma anche per la disconoscenza di un bene che non appartiene al Comune ma al patrimonio nazionale ed era stato depositato presso l’allora governatorato senza cederne la proprietà. Così il ministero ha consentito che di un proprio bene facesse l’uso che voleva l’amministrazione comunale che era soltanto affidataria. La mia ingerenza era dunque motivata, anche in rispetto dell’indiscusso titolo di proprietà. Ma non è bastato, e oggi il Comune di Roma può usare e abusare di un bene che non è suo, e non poteva farlo peggio. E hanno pure il coraggio di inaugurarlo!