«Ara Pacis, sperpero senza precedenti»

Marcello Viaggio

Appello al ministro Rocco Buttiglione da Italia Nostra. E fermo monito di Forza Italia a Veltroni: «Basta chiedere soldi al governo, se devono essere sprecati in questo modo». Sull’Ara Pacis infuriano impetuose le polemiche. Oggi pomeriggio è in programma nella capitale la prima parziale inaugurazione della nuova teca: una nuova passerella del sindaco Veltroni. Con immagini destinate a fare il giro della penisola. Gloria, applausi, taglio del nastro. Il tutto alle sette di sera, in una coreografia di luci attentamente studiata a tavolino.
Peccato che questa volta il popolo romano proprio d’accordo non sia. Italia Nostra ha infatti annunciato un sit-in di protesta, dalle 17, davanti a Palazzo Borghese, a poche decine di metri dall’altare. «Veltroni non ci ha neppure invitati all’inaugurazione - afferma stizzita l’architetto Mirella Belvisi -, ma faremo sentire lo stesso la nostra voce. Quando arriverà il sindaco l’Ara Pacis sarà illuminata, in tv farà effetto. Però lo scatolone di Meier ha seppellito il passaggio che univa il Mausoleo di Augusto al Tevere. E il parcheggio e il sottovia che saranno costruiti al lungotevere cancelleranno per sempre l’antico Porto di Ripetta».
La struttura doveva essere, in origine, una nuova teca. In sostituzione dell’antica copertura del 1938 di Morpurgo. È diventata invece un monumento all’urbanistica delle giunte di sinistra. Rutelli nel ’96 ne affidò la realizzazione all’architetto americano Meier, senza alcun concorso internazionale. La costruzione è iniziata nel 2000. Oggi è ancora incompiuta, mancando la parte esterna (scalinata e obelisco), per non parlare della pavimentazione in travertino, gli arredi e l’auditorium. I costi della struttura però sono lievitati in 4 anni da 5,9 milioni a 16,8, secondo Italia Nostra. L’associazione ha inviato ieri al ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, una lettera aperta: «Meier, oltre a non aver considerato il contesto storico-architettonico, ha occupato lo spazio in modo da occultare sia il Mausoleo di Augusto che le chiese di San Rocco e San Girolamo. Non si può permettere che la moda di chiamare famosi architetti a lasciare il segno modifichi irreparabilmente i delicatissimi equilibri del centro storico di Roma, tutelato come patrimonio mondiale dall’Unesco». Fra i partecipanti al sit-in, Giorgio Muratore, professore di storia dell’arte a La Sapienza: «Accusano noi di Italia Nostra di essere retrogradi, dicono che questo è il futuro. Ma per valorizzare l’Ara Pacis bastava restaurare quello che c’era e renderlo agibile». Critico anche il comitato di quartiere «Il Tridente»: «Il progetto ha completamente ignorato il Mausoleo di Augusto, ridotto a una discarica d’immondizia, coi barboni sotto i portici».
L’opposizione di centrodestra spara colpi di artiglieria ad alzo zero. «L’Ara Pacis è un esempio di sperpero senza precedenti - accusa il neocapogruppo di Forza Italia, Pasquale De Luca -. Veltroni e Causi non si permettano più di chiedere soldi al governo se devono sperperarli in questo modo». Azione Giovani: «Non sappiamo cosa vada ad inaugurare Veltroni. L’Ara Pacis è un’opera incompiuta, fatta male, senza nessun vantaggio». Di progetto concepito «soprattutto per appagare l’ego del sindaco» parla Fabio Desideri, capogruppo della Lista Storace alla Regione: «Non capiamo l’utilità di una nuova ingombrante struttura, quando quella esistente s’integrava perfettamente col complesso storico-architettonico. Piazza Augusto Imperatore prima dell’avvento del centrosinistra, era un gioiello. Oggi il Mausoleo di Augusto è una gigantesca latrina». Ancora più duro Fabio Rampelli, capogruppo di An in consiglio comunale: «Alla fine il flagello Meier si è abbattuto sulla storia di Roma, la nuova teca che contiene l’Ara Pacis rappresenta il peggiore intervento urbanistico del secondo dopoguerra e porta la firma di Rutelli-Attila e Veltroni-Vercingetorige». Ma il disegno di Veltroni è chiarissimo: l’inaugurazione ufficiale dell’Ara Pacis avverrà la prossima primavera, prima delle elezioni comunali.