In Arabia paragonano i leghisti ai terroristi

Il Guardasigilli considerato uno dei capi del partito integralista: «Ha definito la nostra religione incivile e un pericolo per l’Occidente»

Adalberto Signore

da Roma

Ministro Calderoli, avete fatto parlare di voi fino in Medio Oriente. Il quotidiano saudita Al-Watan ha dedicato la sua prima pagina al raduno della Lega a Venezia definendo il Carroccio «un partito estremista» e Roberto Castelli un ministro italiano che «minaccia l’Islam». Parole dure anche per lei, Mario Borghezio e Giancarlo Gentilini. Non sarà che domenica vi siete fatti un po’ prendere la mano?
«Non sarà, invece, che qualcuno riporta in maniera falsa quel che è accaduto a Venezia e quel che si è detto dal palco?».
Ma lei, cito testualmente, ha invitato i musulmani a «tornare nel deserto a parlare con i cammelli e nella giungla a parlare con le scimmie». Quantomeno colorito, non crede?
«Badi bene, io ho detto che se non hanno intenzione di rispettare le nostre leggi, allora è meglio che se ne tornino a casa. C’è una bella differenza. Invece su quel giornale hanno preferito riportare solo falsità... pazienza, finché viene pubblicato a casa loro non è un problema che mi riguarda».
Insomma, il suo pensiero è stato travisato?
«Travisato è un termine che presuppone la buona fede, quel che ho detto a Venezia è chiarissimo: si dialoga solo con chi rispetta le leggi, non con chi divide i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B».
In che senso?
«Vuole un esempio? Ecco la serie A: l’islam, gli uomini, la loro religione. Ed ecco la B: l’Occidente, le donne, il cristianesimo. Ma è possibile che loro, che qui in Italia sono ospiti, si sentano offesi quando festeggiamo il Natale o ci chiedano di togliere il crocefisso dalle scuole? È possibile che alcuni sindacati si siano battuti per concedere ai musulmani il diritto a interrompere il lavoro per la preghiera, un cosa che non si fa in nessun Paese arabo? Il problema è che c’è un doppio binario: agli italiani si richiede di rispettare alla lettera le regole, agli immigrati si fa volentieri qualche sconto».
Forse è necessario lavorare di più sull’integrazione?
«Sì, ma partendo da un principio: se non vogliono adeguarsi alle nostre regole, fuori dai c.... Qualche anno fa ho fatto un manifesto che diceva esattamente questo: Vu’ cumprà, vu’ ciulà e vu’ lavà, stop. Fuori dai c...».
Un po’ forte.
«È quel che pensa la gente comune. Chi ogni giorno esce di casa si imbatte prima nel racket dell’elemosina, poi in quello dei lavavetri e ancora in quello dello scippo. Ormai non si può girare tranquilli neanche sui mezzi pubblici. Un tempo avevamo la nostra criminalità, è triste trovarsi a rimpiangerla».
Insomma, è soprattutto una questione di legalità?
«Se rispettano la legge possono fare quel che vogliono».
In questi giorni si è parlato molto della scuola islamica di via Quaranta a Milano. E c’è anche stata una polemica tra il ministro Pisanu e il capogruppo della Lega alla Camera Gibelli. Che ne pensa?
«Che ha ragione Gibelli. A Milano sono tre giorni che i musulmani sfilano in via Quaranta e che fanno gli agenti? Identificano un cameraman di Telepadania invece di perseguire chi manifesta illegalmente (perché se il questore ha autorizzato tre giorni di cortei è da rimuovere ora) e chi va in giro mascherato, visto che le donne sono tutte con il volto coperto dal velo».
Molti musulmani in Italia chiedono di studiare nelle scuole coraniche. È d’accordo?
«Purché il titolo di studio non sia riconosciuto in Italia. In quel caso non c’è alcun problema, è come fosse una scuola di scopa. La questione, piuttosto, sono i musulmani che stanno nelle scuole pubbliche e, non conoscendo la lingua, rallentano l’educazione di tutti gli altri».
Ministro, ma lei cosa ne pensa davvero dell’Islam?
«Tutto il male possibile».