Arabia Saudita verso accordo per Eurofighter

Andrea Nativi

da Milano

L'Arabia Saudita è vicina ad ordinare il caccia europeo Eurofighter Typhoon, una commessa che ha un valore di quasi 15 miliardi di euro. Un successo eccezionale per l'Europa, ma anche per l'industria aerospaziale italiana, che è fortemente coinvolta nel programma e che può ottenere una «fetta» di oltre 4 miliardi di euro dal business saudita. La notizia arriva da Riad, dove il ministro della Difesa saudita, principe Sultan bin Abdul-Aziz, ha incontrato il suo omologo britannico, John Reid. Secondo le agenzie di stampa locali il principe Sultan avrebbe detto che «con l'aiuto di Dio speriamo di concludere con la Gran Bretagna un contratto per l'acquisizione di moderni aerei da combattimento». La Gran Bretagna sta conducendo con l'Arabia Saudita trattative per la vendita del Typhoon già da anni, con l'obiettivo di ripetere il successo ottenuto con i contratti Al Yamamah (colomba) nel 1985 e nel 1998, che prevedevano la fornitura di sistemi d'arma, basi militari e addestramento in cambio di petrolio. L'Arabia Saudita vuole acquistare 48 caccia Typhoon, con opzioni su altri 24, per sostituire 22 caccia Tornado Adv ed una parte dei 70 caccia leggeri F-5. Più a lungo termine l’Arabia potrebbe sostituire anche i Tornado d'attacco e ricognizione (85 in tutto) con il nuovo velivolo europeo. Il contratto per i primi 48 Typhoon vale almeno 9 miliardi di euro. E con la conversione delle opzioni si sale a 15 miliardi. L'Italia è uno dei quattro partner (gli altri sono Gran Bretagna, Germania e Spagna) di Eurofighter e l'industria nazionale è coinvolta con Finmeccanica e Avio. La quota italiana del programma per entrambe le società è di circa il 20%. Tuttavia Finmeccanica, attraverso la controllata britannica Selex S&AS Uk, ormai è responsabile per oltre il 60% della elettronica e del sistema di autoprotezione dell'aereo. Il che si traduce in una quota effettiva di oltre il 35% nell'intero programma. Inoltre Finmeccanica ha il 25% di Mbda, la società missilistica che fornirebbe buona parte dell'armamento dei Typhoon sauditi. Ecco perché l'Italia sarebbe la massima beneficiaria, dopo la Gran Bretagna, del contratto.